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1989:SPASIBA
lunedì, novembre 09, 2009

Ventanni fa avevo 15 anni. Vidi la caduta del muro dal salotto di casa insieme ai miei genitori. La percezione della storicità di quei momenti era davvero palpabile. La testa ed il cuore, ma soprattutto lo stomaco, erano tutti tesi ad assorbire quelle immagini. Ricordo che pensai “allora è così che ci si sente di fronte alla Storia”.
A casa Buldrini non ci furono urla di giubilo, nemmeno grandi discorsi. Solo molto silenzio e qualche espressione colorita a sottolineare l’eccezionalità dell’evento. E il silenzio era davvero il commento migliore, anche perché di solito a casa Buldrini nonostante fossimo solo in tre, a tavola regnava la caciara più totale e la comunicazione verbale più sfrenata. Quel giorno eravamo tutti più silenziosi. Poi ricordo che della guerra fredda mi importava solo il fatto che saremmo potuti essere spazzati via da un momento all’altro a causa della fottuta bomba atomica, la quale si diceva che in confronto quella di Hiroshima era un petardo. A casa mia nessuno ha mai parteggiato per l’URSS o per gli USA. Nemmeno io parteggiavo. Io mi cagavo addosso dalla paura, a causa della bomba. Non so perché ma avevo più paura che fossimo noi (cioè gli USA) a fare gli stronzi e a sparare per primi. Davvero non so come mai, ma è così.
Ricordo che dei paesi comunisti avevo un’ immagine sfumata, me li immaginavo tutti squadrati. Cioè, letteralmente, mi immaginavo che tutte le cose all’est fossero più squadrate, un po’ più grezze, un po’ meno colorate. Non chiesi mai a nessuno cosa volesse dire “comunismo”. Contemporaneamente avevo la consapevolezza che all’est non era “vero comunismo”. Anche questo non so spiegarmelo. Forse perché l’unica cosa che mi ricordo per certo è che sapevo che non avevano i jeans e i collant. Perché mi raccontavano che chi andava di là si portava dietro valige piene di jeans e collant. Poi mi ricordo che l’est era un altro mondo, nella mia testa. Era un posto diverso. Fondamentalmente un posto in cui era difficile andare. Ma non era un brutto posto a prescindere. Anzi. Mi piaceva la bandiera rossa. Mi piaceva la maglia della nazionale di calcio dell’URSS.
Poi è arrivato Gorbaciov. Ed io l’ho subito amato. Era il mio idolo. Lui mi ha letteralmente tranquillizzato la vita. Lui è arrivato e ha detto “tranquillo tavaric Davide, la bomba non la lanciamo noi e non la lanceranno nemmeno gli Yankee, ci parlo io. Tutto a posto”. Ed io l’ho amato. E lo amo tuttora. Lui, e solo lui, ha fatto crollare il muro di Berlino. Lui e solo lui sarà ricordato nei libri di storia come il leader politico più coraggioso degli anni 80 e 90. Lui mi ha liberato dallo spettro della bomba. Lui aveva una voglia rossa, come il comunismo, sulla testa. Aveva gli occhi molto più vivi ed intelligenti di Regan, Bush o Andreotti. Tavaric Gorbaciov, grazie, grazie grazie. Te lo dico con il cuore di un quindicenne spaventato da “the day after”. La storia avresti potuto continuare a cambiarla, invece lo squalo capitalista ti ha rinchiuso in una dacia fredda della Siberia e ha messo al tuo posto un ubriacone senza arte ne parte, a capo di altri milioni di ubriachi di capitalismo. Che peccato tavaric…a quest’ora ci sarebbe magari un Europa migliore. Eppure è meglio così. I muri più difficili da abbattere non sono quelli di cemento armato eretti da dittatori e politici miopi e senza speranza. I muri più difficili da abbattere non sono quelli che tuttora dividono il medioriente, Cipro o il Messico dagli Stati Uniti. I muri più difficili da abbattere, tavaric Gorbaciov, sono i muri dentro i cuori. Sicuramente di quelli ne hai abbattuti tanti. Di sicuro tanti mattoni pesanti nei cuori di tanti berlinesi dell’est e dell’ovest si sono sgretolati grazie a quello che hai fatto. Da solo, davanti ad un attore di film western da quattro soldi, e ad un intellighenzia che non te l’avrebbe fatta passare liscia. Tutta gente con dei gran muri dentro i loro cuori. Tu no. Tu eri, sei e sarai sempre un uomo libero. Anche in una dacia ghiacciata in Siberia. Spasiba tavaric Gorbaciov. Spasiba davvero. Sei il mio eroe.

postato da: buldra | 22:10 | commenti (2)

SLITTE DI LEGNO ANNI 80
martedì, novembre 03, 2009

Volevo raccontarvi una storia, che riguarda un fatto che mi è accaduto parecchio tempo fa. Si tratta di un fatto molto singolare, a cui ho ripensato molto spesso ultimamente, a causa della notizia della morte di Stefano Cucchi in carcere e sui presunti maltrattamenti e abusi che l’hanno causata. Le foto di quel ragazzo con gli occhi pesti e il corpo ridotto uno scheletro mi hanno molto colpito, e non nutro alcun dubbio sul fatto che sicuramente qualcosa, durante l’arresto e durante la permanenza in carcere di Stefano sia successo.

Personalmente so da sempre che, se vieni arrestato, verrai anche “menato” dagli sbirri. Non so chi me lo ha insegnato, non so perché, ma è una cosa che so da sempre. Da sempre, i miei genitori e i miei parenti, in quel “non metterti nei guai” con le forze dell’ordine, ci mettono dentro implicitamente anche la certezza di prendere le botte, indipendentemente dalla colpevolezza o meno, e dei presunti “guai”. Non mi è mai stato detto chiaramente, tuttavia sono sempre stato consapevole del pericolo fisico insito nell’arbitrarietà di un poliziotto in una stanza chiusa con un fermato. Il solo pensiero di trovarmi nei panni del fermato, appunto, mi fa venire la pelle d’oca.

Ma torniamo alla storia che volevo raccontarvi. Dunque, all’epoca avevo dodici anni, era inverno e aveva appena smesso di nevicare. Era domenica e l’immenso centro commerciale vicino a casa mia era deserto e ricoperto da un sottile strato bianco. Con un mio amichetto decidemmo di andare a slittare nel parcheggio del centro commerciale, dove c’è tuttora una rampa che, innevata di fresco, risultava essere la perfetta pista per le nostre slitte di legno anni ottanta.

Arrivammo sul posto mentre la ruspa spartineve aveva appena cominciato a pulire la zona circostante il centro commerciale, in cima alla rampa da utilizzare come pista incontrammo tre ragazzi del quartiere più grandi di noi che stavano chiacchierando e fumando sigarette. Cominciammo a slittare e un paio di loro ci chiesero di provare, noi li facemmo provare. Ci stavamo divertendo. Ogni tanto passava la ruspa facendo un gran rumore in tutto quel silenzio bianco. Era una bella domenica d’inverno. Ad un tratto ci accorgemmo che da sotto la rampa salivano sbuffi di fumo nero. Ci affacciammo e ci accorgemmo che il cassonetto della spazzatura che stava sotto era in fiamme. La cosa non ci turbò minimamente, e cominciammo a buttare la neve sopra il fuoco dall’alto, finché il fuoco non si spense. E noi ricominciammo a slittare. E i nostri amici più grandi ricominciarono a chiacchierare ed a fumare.

Alla fine della rampa c’era una catena ad altezza “vita” che impediva alle automobili l’accesso, quando il centro commerciale era chiuso. Così a fine corsa mi dovevo piegare indietro per non finire decapitato. Avevo appena completato l’ennesima discesa quando, non appena alzai la testa, vidi una volante della polizia con le sirene accese ma senza “suoneria” entrare a tutta velocità davanti a me, ai piedi della rampa, e frenare slittando. Mi tirai in piedi perplesso tenendo la cordicella della slitta nella mano sinistra. Dopo un secondo di silenzio si spalancarono le porte dell’auto ed uscirono due poliziotti con le pistole spianate ad altezza uomo, ed uno di loro gridò “fermi tutti polizia”. Uno dei due aveva la pistola puntata letteralmente contro la mia faccia. Ricordo che non ebbi affatto paura. Ero semplicemente sbigottito. Vidi uno dei due poliziotti salire le scale laterali della rampa ed inseguire a piedi uno dei ragazzi grandi, che nel frattempo avevano cominciato a correre. Vidi uno degli agenti esplodere due colpi di pistola in aria mentre inseguiva uno dei miei amici. Io in quel momento non capivo un paio di cose. Mentre l’altro poliziotto riponeva la Beretta che mi stava puntando addosso io mi chiedevo il perché di quella sceneggiata, e soprattutto il perché i ragazzi del quartiere fossero scappati in quel modo. Quello che so è che l’agente mi chiese qualcosa e che io risposi “no”. Allora lui mi disse: “vai a casa e stai tranquillo”. Così io e il mio amico della mia età tornammo a casa a piedi. Il punto è che, subito dopo l’accaduto, io ero tutto fuorché tranquillo.

Incontrai mio padre in cortile che mi disse che aveva visto uno dei ragazzi che scappavano con dietro un poliziotto, io gli raccontai l’accaduto, e lui si mostrò molto contrariato e stupito, se non incazzato; ma non con me, era incredulo per la situazione in se. Salii a casa dopo una mezzora passata a discutere col mio babbo sull’accaduto. Quando entrai in casa mia madre era agitatissima, aveva assistito dal terrazzo (che si affacciava verso il centro commerciale) ad un inseguimento tra i ragazzi del quartiere e due poliziotti armi in pugno, e sapendo che io ero nei paraggi pensava “mi fossi messo nei guai”. La situazione si aggravò quando, mentre mi rimproverava in preda ad una crisi isterica, squillò il telefono. Lei rispose, ed era la Questura, che chiedeva di me. Ecco, in quel momento ebbi paura. Mia madre sussurrandomi “te copo”, mi passò la cornetta. All’altro capo del telefono una voce seria e ferma mi chiese se avevo visto chi aveva dato fuoco ai cassonetti ed io (pensando: cassonetti? Ah…cazzo quei cassonetti!) risposi che “No, cioè non è successo niente…poi siamo stati lì a spegnere il fuoco insieme agli altri con la neve…” e dall’altro capo mi risposero “ok, grazie ciao”.  Nel frattempo, per fortuna, era entrato mio padre in casa ed era riuscito a calmare mia madre.

Più tardi venne a casa nostra il padre di uno dei ragazzi arrestati. Ci raccontò che era stato in questura e aveva trovato suo figlio e gli latri due in uno stato pietoso. Pestati a sangue. Un polso rotto, un occhio pesto, sangue dalle urine. Cose del genere. Mi ricordo che disse che suo figlio, durante l’inseguimento, era stato tenuto in piedi dentro un fosso con la neve e l’acqua gelata fino alla cintola, con la pistola puntata in faccia, per un quarto d’ora abbonante. Mi ricordo che quel padre disse a mio padre “questi si credono Rambo, credono di fare quel cazzo che vogliono, ma glielo faccio vedere io”.

Questo padre era un tenente colonnello della Finanza. Ai due sbirri gli ha detto male. Hanno fatto un bel processo in cui ho testimoniato anche io. E i due sono stati radiati dalla polizia. E se lo meritano.

Io penso che, magari i ragazzi miei amici del quartiere, son scappati perché avevano la coda di paglia, o perché erano spaventati dal modo in cui sono apparsi sulla scena i poliziotti, ma che comunque ciò che ho visto non giustifica ossa rotte, testicoli spappolati e occhi pesti. E quello che ho visto conferma quello che so. Che se finisco in questura, arrestato, finirò anche pestato di botte.

Poi quello che penso è anche che purtroppo, in questa italia democratica, il papà del povero Stefano Cucchi non era un pizzardone. Chi l’ha ridotto così non è detto che pagherà. E chi riduce così centinaia di persone nelle questure non  paga. Mai. Perché pestare la gente in questura, in italia, è normale. E come al solito TUTTI lo sanno. Nessuno fa un cazzo. E se hai gli agganci giusti te la cavi come in tutte le cose in questo paese misero. Se invece non sei nessuno muori di fame, di sete e di botte. Come in ogni democrazia che si rispetti. Come un cane.

postato da: buldra | 15:38 | commenti (2)

ZIRUDèLA #1
martedì, ottobre 27, 2009

Una zirudella (a volte anche cirudella), in dialetto bolognese zirudèla, è un caratteristico componimento umoristico dialettale tipico della provincia di Bologna (e parzialmente diffuso anche nel ferrarese e nel modenese). Lo spirito delle zirudelle è affine agli stornelli, ma la struttura tipica è ben caratterizzata da versi ottonari con rima baciata, suddivisi in quartine, che iniziavano con la parola zirudèla e si concludevano con espressioni ripetitive come toc-e-dâi la zirudèla oppure tic e tac la zirudèla, spesso con accompagnamento musicale.

 

Zirudèla dello stivale

Ormai malato terminale

Crisi, escort e Berlusconi

Ci han ridotto a dei coglioni

L’italiano è ormai sfinito

Ma non sa cambiar partito

Sarà che in fondo è un po’ anche lui

Puttaniere e paracui

 

Lo straniero poveraccio

È ormai la fonte di ogni fattaccio

Al sovrano tutto è permesso

Perché le leggi se le fa da lui stesso

Nel frattempo la gente per bene

Non fa altro che patir le pene

E a chi sgarra lo si querela

Tòc-e-dài la zirudèla

postato da: buldra | 17:46 | commenti (1)

EUROPA|EUROPA
venerdì, ottobre 16, 2009

Io sono sempre stato un europeista convinto. Da quando l’italia mi ha costretto all’abiura della cittadinanza lo sono ancora di più. Perchè resto comunque cittadino Europeo. Perché sentirmi più europeo che italiano oggi mi consola, e mi fornisce una flebile speranza che qualcosa in questo paese di merda, con la sua gente di merda, possa accadere. Orfano patriotticida dello stivale mi attacco all’ Europa franco-tedesca. Sono europeo. E da europeo esigo che la mia europatria faccia qualcosa. È per questo che vi metto qui sotto la traduzione di una lettera di alcuni parlamentari europei sul caso italiano. Come vedete l’italia comincia a puzzare anche fuori dai propri confini. Lo stivale comincia ad apparire per quello che è anche a Bruxelles. Uno stivale da passo dell’oca lucidato quotidianamente da 56 milioni di abitanti addormentati.

E qualcosa si muove per correre ai ripari. Sarà una goccia nel mare. Ma io spero che arrivino le benedette sanzioni contro l’Italia, che la espellano dell’Unione con disonore, che ci tolgano i finanziamenti. Che ci insegnino un po’ di convivenza civile e democratica. Ecco a voi:

 

La violazione della libertà di informazione in Italia è un problema che richiede una risposta dall’Europa.

 

L’Italia è l’unica democrazia occidentale in cui il primo ministro detiene sia il controllo diretto di tre canali televisivi privati più il controllo indiretto della televisione pubblica, che la proprietà di numerosi giornali, riviste, stazioni radiofoniche e la più grossa casa editrice del paese. Il primo ministro italiano ha recentemente citato in giudizio numerosi giornali europei italiani, francesi e spagnoli.

 

Il Parlamento Europeo sta studiando la possibilità di prendere posizione sul rischio di violazione della libertà dei media e del pluralismo dell’informazione in Italia, ed ha convocato la prima assemblea plenaria per il 7 ottobre, a Bruxelles, per discutere tale questione. Il 22 ottobre verrà votata una risoluzione del parlamento, e noi invitiamo i nostri compagni membri del Parlamento Europeo a supportarla.

Il 3 ottobre si sono tenute manifestazione per la libertà di informazione a Roma, Parigi, Londra ed in altre città europee, ciò dimostra una larga richiesta di agire nei confronti di tale problematica.

 

Le istituzioni europee hanno l’autorità per condannare le intimidazioni alla stampa in Italia, e potenzialmente possono procedere legalmente contro l’Italia in base all’articolo 7 del Trattato. Tale autorità deve essere esercitata per garantire che i il diritto fondamentale della libertà di informazione venga rispettato in Europa e nel mondo.

 

Un mancata risposta da parte dell’Europa all’intimidazione nei confronti della stampa italiana costituisce una minaccia alla libertà di espressione in tutta l’Unione Europea,  mette in pericolo i progressi in tal senso compiuti dalle ex repubbliche sovietiche ammesse nell’Unione, e mina l’autorità di condannare qualsivoglia forma di censura da parte dell’Europa nel resto del mondo.

 

Lorenzo Marsili, Niccolo Milanese (Directors, European Alternatives)

Ségolène Pruvot (Projects Officer, European Alternatives)

 

Le firme che seguono sono alcune tra quelle dei sostenitori della European Campaign for Media Freedom in Italy, organizzata da European Alternatives.

 

Sonia Alfano MEP, Rosario Crocetta MEP ,Sylvie Guillaume MEP ,Sarah Ludford MEP, Luigi de Magistris MEP, Claude Moraes MEP, Vincent Peillon MEP, Judith Sargentini MEP, Gianni Vattimo MEP

[http://www.euroalter.com/] [www.freepresseurope.eu]

postato da: buldra | 12:17 | commenti (1)

I LOVE THE CONSTITUTION
mercoledì, ottobre 07, 2009

Dunque il “Lodo Alfano” è incostituzionale. L’ultimo appiglio di dignità, ovvero, la Corte Costituzionale, ha dato prova che l’italia, almeno sulla Carta, non è del tutto diventata una repubblica delle banane. Io sono felice, ma ho anche paura. Perché comunque questa sentenza non cambia la sostanza dello stivale. Gioisco perché è accaduto il normale. Perché una legge come il “lodo Alfano” ci avrebbe riportato ai tempi della monarchia. Ma in realtà lo stivale è una monarchia berlusconiana. Purtroppo la sentenza non cambia la realtà di un italia composta da una maggioranza che è suddita del monarca nano. Gran parte degli italiani che lo hanno votato non credono nei valori della Costituzione. Gran parte di chi lo vota e di chi a tutt’oggi gli darebbe i numeri per governare, non crede nell’autorevolezza della Consulta, e pensa davvero che questi giudici siano di sinistra. Pensa davvero che il nano sia perseguitato. E lo adorano ad occhi chiusi. Vogliono lui nonostante le puttane e i processi. Perché la maggioranza degli italiani è in nuce come lui. Questo modo di pensare, purtroppo, una Carta costituzionale figlia di una guerra devastante; frutto di migliaia di morti e di una dittatura finita a Piazzale Loreto; una carta nata da una resistenza mutilata; una carta avanzatissima nei principi ma disattesa nella pratica e nella prassi quotidiane delle istituzioni cui ha dato vita…questa Carta in cui io mi riconosco e che potrebbe essere tranquillamente presa a modello per una costituzione Europea, nei suoi principi…questa carta con cui in tanti potenti si sono puliti il deretano ed anche qualcosa d’altro….questi articoli oggi ci hanno ridato un grammo di dignità tra le tonnellate di merda in cui camminiamo e viviamo, ma purtoppo non potrà mai cambiare la natura destra degli italiani, non potrà mai eliminare il piccolo berlusconi che c’è in ognuno di noi. Quello tocca a noi farlo. E nessuno, men che meno le opposizioni, lo sta nemmeno lontanamente tentando di fare. Viva la costituzione. Viva il re nudo e puttaniere dunque. Italia meno merda oggi…sempre mignatta domani.

postato da: buldra | 20:14 | commenti (4)

ELF
lunedì, settembre 28, 2009

Bene. Faccio un piccolo post a punti, giusto per non desertificare troppo il Filtro.

1| scrivo poco sul blog, perché? …fondamentalmente ho poco tempo, e poi non ce la faccio più a scrivere di politica. La politica, sana, è morta. Lo stivale italiano è putrefatto. La qualità del senso civico degli italiani è pari alla qualità alimentare di un Big-Mac lasciato al sole dei tropici per 3 mesi a marcire. In 5 parole: non ne vale la pena.

2| sono stato con tutta la mia famiglia in Sardegna. La Sardegna è un posto bellissimo, da sogno. Il mare è fantastico, la gente cordiale ( i sardi, gli italiano sono i soliti incivili ), il paesaggio è da togliere il fiato.

3| ho ricominciato a suonare. Suono in un gruppo che fa cover dei Pooh ai matrimoni. Faccio anche gli assoli metal. Non mi sono mai divertito tanto in vita mia.

4| mia figlia è un angelo, un miracolo, una roba che mi supera in tutto. Io la amo talmente tanto che a volte mi sorprendo a non pensare a niente e a far volare il tempo come quando ero bambino.

5| sono tornato anche a Bruxelles, dopo circa un anno, negli stessi giorni in cui c’era su il puttaniere che ci governa. A causa sua ( e degli altri capi di stato non-puttanieri ) stavano per chiudermi in faccia la fermata Shumann della metro. Ah, a proposito, perché cazzo nessuno mi ha detto che la linea 2 ha cambiato capolinea? A momenti mi perdo come un deficiente…comunque Bruxelles+Birra+Blues sono una bella cura alla nostalgia di casa.

6| pazzia numero 217686: ho ordinato la digi003. Ora dobbiamo per forza sgomberare la cantina di mia suocera. Sennò mia moglie s’incazza. E c’ha ragione.

7| L’estate è finita. Speriamo arrivi presto la primavera.

8| dovete leggere “educazione siberiana” di Nicolai Lilin.

9| i Pearl Jam hanno fatto un disco della madonna

10| i Rammstein hanno fatto un video della madonna.

11| questo punto serve solo perché dovevo scrivere 11 punti (come le canzoni nei dischi dei Rammstein…)

postato da: buldra | 15:39 | commenti (4)

DITTATURA CONSAPEVOLE
venerdì, settembre 04, 2009

Gli italiani, piano piano e con una certa dose di consapevolezza, stanno scivolando in una dittatura bella e buona. Se ne rendono perfettamente conto, ma si nascondono dietro patetici dettagli come “a sinistra non c’è niente”; “comunque siamo liberi di dire quello che vogliamo”; “beh…dai Santoro s’è lè cercata”; “ma Biagi non faceva ascolti”; “ma dai Repubblica ormai è troppo a sinistra”; “ma vallà che Fede fa solo ridere” o anche “ormai Studio aperto lo sanno tutti che fa schifo”. Intanto Berlusconi elimina sistematicamente chi gli da fastidio, chi dice semplicemente la verità o chi semplicemente lo critica. Perché è vero che io posso scrivere quello che voglio sul mio blog. Ma se dicessi le stesse cose che scrivo qui da anni, se le dicessi da una rete televisiva nazionale e facessi 5 milioni di spettatori…beh allora non sarei tanto più libero di dire certe cose.
Non avrei mai pensato che vivere in una dittatura facesse così cagare. Ma la cosa che mi fa ancora più cagare è che quando Berlusconi cadrà in rovina allora non troveremo più nessun italiano berlusconiano. Tutti gli italiani che ora lo osannano e lo venerano come un superuomo sublimeranno la loro vile aggressività sulla carcassa del leader in rovina, rinnegando tutto quello che sono stati fino ad un attimo prima. Come gli avvoltoi, come le iene. Divoratori di carcasse, di cadaveri, parassiti come solo i fieri e veri italiani sanno essere. Mai avrei pensato fosse così amaro far parte di una nazione. Ed invece lo è. Lo è sul serio. Ed ho sempre l’ipressione, haimè, che sia solo l’inizio.
Perché una nazione che tollera Berlusconi e la Lega, che tollera il lodo Alfano e la TV digitale, allora è in grado di tollerare anche violenze più grandi. La nazione che tollera il potere Berlusconiano, e se ne compiace, è in grado di rinunciare alla libertà di se stessa e di ognuno dei propri cittadini. A cominciare dal vicino di casa, finché la violenza non arriverà a colpirci tutti. Lo sta già facendo, in silenzio, e con la complicità di noi stessi.

postato da: buldra | 23:07 | commenti (2)

BERLINERWEISS (rot)
martedì, agosto 11, 2009

Devo confessarvi che, fino a qualche tempo fa, non provavo molta stima per il popolo tedesco. Ne ammiravo la maniacale tendenza all’ordine, la precisione quasi eccessiva, la predilezione per l’aggettivo qualificativo di tipo pratico, la robustezza e la semplicità funzionale. Nella realtà, comunque, rimanevo convinto che fosse più bello essere italiani, o se preferite “latini”, con un bel po’ di fantasia e creatività in più, anche se del tutto privi di senso dell’ordine e alquanto raffazzonati sul piano pratico e della precisione.

Ho cambiato idea. Da qualche tempo, complice l’età e lo stato pietoso in cui versa l’educazione civica dello stivale, mi sento molto vicino alla cultura nord europea. Nel marasma amazzonico dell’azzeccagarbugliaggio italiano sento il bisogno di un po’ di disciplina bavarese. Nel caos neo-proibizionista della morale italiota, fatta di veline ed escort-assessori, sento di provare più affine il libertarismo civile delle socialdemocrazie scandinave. Nell’orrido pudore pubblico delle saune in costume italiane io mi trovo più a mio agio nei bagni di vapore nudisti sudtirolesi. Insomma, sti tedeschi han recuperato dei gran punti nella mia personale classifica, ed hanno abbondantemente superato il mio stesso (penoso) paese di provenienza nelle mie preferenze.

E’ ufficiale. Voglio chiedere asilo politico alla Germania. Soprattutto dopo essere tornato da una vacanza, con mia figlia che ha un anno e con la mia splendida metà, in quel di Berlino. Il perché è presto detto, avendo soggiornato in appartamento (gentilmente offertomi da un mio amico di Caracas), abbiamo sperimentato sulla nostra pelle la vita berlinese; con tanto di spesa al supermercato ed uso massiccio di mezzi pubblici. Ecco cosa è successo, ed ecco perché Ich will ein Berliner sein:

          Arriviamo alla stazione dei treni dell’aeroporto. Scopriamo sgomenti che la metropolitana di superficie non funziona, ma attenzione: ad ogni ingresso del binario della S-bahn c’è un addetto che ti spiega la situazione e ti dice quale treno alternativo devi prendere, dove devi smontare, quale altro mezzo pubblico utilizzare per raggiungere la tua meta. Ovvero: no code alla biglietteria, no polemiche della gente in coda, no personale incompetente, no su e giù per la stazione per capirci qualcosa.

          Siamo alla stazione di Alexander Platz, un ragazzo alto biondo viene ripreso bruscamente da una ragazza della mia età che con garbo, ma in maniera inflessibile, gli dice che quella non è un’area fumatori, il ragazzo biondo spegne la sigaretta e si scusa, senza polemiche, senza discussioni.

          Abbiamo un passeggino con una bambina piccola e due valigie, e regolarmente c’è un ascensore per raggiungere i binari e/o uscire dalla stazione. Se non c’è l’ascensore ci sono almeno due o tre cittadini comuni berlinesi che si offrono di darti una mano per le scale col passeggino. E lo fanno SORRIDENDO. La cosa ha dell’incredibile.

          Prendiamo possesso dell’appartamento nell’ex Berlino est. Siamo un po’ abbacchiati perché la metro di superficie non va e il gestore del palazzo non ci ha dato grosse indicazioni (è polacco) anche se è gentilissimo. Affacciandoci dalla finestra notiamo che sotto casa passa il tram e l’autobus, oltre che la U-Bahn a 5 minuti a piedi. Accendiamo il computer e ci connettiamo a internet con il WiFi GRATIS (c’erano almento 5 reti disponibili) e increduli scopriamo questo sito del sistema trasporti berlinese: http://www.bvg.de/index.php/en/Bvg/Start . Da qui puoi inserire la tua stazione di partenza e quella d’arrivo e lui ti da tutti gli orari e i cambi che devi fare. Increduli scopriamo che l’autobus 240 costituisce un mezzo di trasporto per ognidove. E passa ogni 20 minuti sotto casa nostra.

          L’autobus a Berlino arriva non con 4 minuti di anticipo rispetto al mio italianissimo orologio. Non mi azzardo nemmeno a sincronizzarmi. Ho troppo rispetto.

          Per salire sull’autobus, se c’hai un passeggino, c’è un apposito pulsante da schiacciare fuori dalle porte, cosicché l’autista sa che stai salendo, e schiaccia un bottone che inclina il mezzo di trasporto agevolandoti le operazioni di salita, ed evitando che le porte si chiudano tra te e le tue braccia mezze dentro e mezzo fuori.

          Sugli autobus c’è lo spazio riservato ai passeggini, ed incredibilmente tutti LO RISPETTANO. Trovi sempre posto. Normalmente salgono almeno 3 o 4 mamme con passeggino ed incredibilmente si fanno spazio a vicenda nell’apposito sito. Senza discutere. Ci si sta comodi tutti. Si viaggia rilassati. Quando scendi schiacci il solito bottone “baby-friendly”, l’autobus si inclina per farti scendere e prosegui la tua gita. Relax.

          A Berlino le piste ciclabili sono OVUNQUE. Tutti vanno in bicicletta. Tutti c’hanno delle bici fighe. Si portano le bici anche in metropolitana, dove (neanche a dirlo) c’è uno spazio apposito.

          Il nostro quartiere a Berlino eXt era pieno di localini e vita notturna. Siamo usciti tutte le sere. Abbiamo sempre mangiato fuori. Con tanto di bevande e dolce non siamo mai arrivati a superare i 30 euro di spesa. Chi mi conosce sa il mio approccio quantitativo al cibo ed alla birra.

          A Berlino ci sono spazi verdi OVUNQUE. E sono pieni di gente che sta lì a rilassarsi. Anche di sera. A Boxhagener c’era il parco pieno. Vecchietti, studenti, bambini. Tutti insieme. Niente schiamazzi, niente risse, niente polemiche, niente ronde leghiste.

          A Berlino ogni parco (e sono TANTI) ha uno o più “Kinderspieleplatz”, ovvero spazi per i bambini. Beatrice ha giocato nuda insieme ad altri bambini tedeschi in mezzo alla fontana di Boxhagener. Non l’ho mai vista così felice. E niente mamme isteriche, niente polemiche su allattamenti in pubblico o cambi di pannolini indesiderati. Solo bambini che ridono insieme al parco. E si divertono. Pieno giorno. Berlino Friederichshain. Me lo ricorderò quando qualche vecchia merdona mi guarderà storto perché cambio il pannolino di Beatrice in qualche piazza “sacra” italiana.

          A Berlino se hai un bimbo piccolo non fai la fila ai musei. Ti vengono incontro, ti dicono “prego mi segua” ti fanno saltare la fila, ti portano dove cazzo ti pare. E nessuno protesta.

          A Berlino se suoni la chitarra al parco alle 23 nessuno chiama la DIGOS perché intorno c’hai altre cento persone che chiacchierano o prendono il fresco.

          Nel ’94 quando ci sono stato era tutto rotto e sgarruppato, dove c’era la terra di nessuno non c’era niente. Ora ci sono quartieri con palazzi disegnati dai più grandi architetti del mondo, c’è tanta gente che ci va, c’è tanto verde, ed è bello. Niente palazzine orrende, no Impregilo, no Caltagirone.

          A Berlino ci sono le coppie gay che girano tranquille mano nella mano, e le mamme punk tatuate col compagno/marito che spinge il passeggino o tiene in braccio il pupo.

          Davanti al parlamento c’è un parco enorme dove ti puoi sdraiare e farti una birra in tutta serenità, nessuno chiama i vigili o la polizia e nessuno ti fa la multa. Davanti al parlamento.

          Al supermercato ci sono le pappe della Hipp a 80 centesimi meno che in italia. Sono molte di più come scelta di gusti e hanno l’iva al 7%. E l’iva è specificata sullo scontrino. Così ti accorgi che le pappe per neonati sono tassate al 7% mentre il jeans armani è al 19%.

Insomma, a Berlino si Beve “berlinerweiss rot”, mangi il Turinger bratwust e sei tranquillo. La gente sembra tranquilla, seria, composta ma buona. Si, ecco…buona, belle persone. Non ci sono sosia di Briatore col blackberry e la panzetta che marciano a muso duro per i portici del centro. Non ci sono dodicenni seminude in occhiali scuri con la felpa di “amici” accompagnate dalle madri vestite imputtanite uguali alle figlie che “dicono la loro” ripetendo slogan che gli ha messo in bocca Studio Aperto discutendo dell’influenza suina o dell’ultima isola dei famosi. Non ci sono famiglie rumorose ed arroganti che accampano solo ed esclusivamente diritti e non hanno nessun dovere e si permettono di passare davanti agli altri solo perché sono più furbi. No, non c’è nemmeno “po-po-po” campioni del mondo…ma si può sopportare dai…non c’è nessun patetico sosia di Lapo Elkann con la maglia ITALIA scritto grande come una casa. Non ci sono quelle che si scandalizzano perché allatti in pubblico. Non ci sono quelli che non vanno in sauna nudi. Non c’è la guerra per il posto al ristorante, il biglietto al cinema, il posto sul volo ryan-air. Non c’è l’italia geografica, e quella si che mi è mancata, ma soprattutto non ci sono gli italiani. Quelli non mi sono mancati affatto, anzi, me ne stavo così bene senza di loro…ecco, insomma, mi dispiace ma preferirei avere la carta d’identita tedesca. Preferirei avere un campionato del mondo in meno, ma un briciolo di civiltà in più. Non ci vorrebbe molto, ed è vero che ho visto solo i lati positivi di una grande città nuova capitale d’Europa. Ma il confronto è pietoso. Vorrei asilo politico subito. Non tanto per i confort, ma per le facce della gente, per i modi civili, i parchi e la gentilezza che ormai il popolo italiano ha abbandonato, sacrificato sull’altare dell’arroganza e della spocchia, dell’arraffa-finché-puoi ed appena puoi. Arraffa. Le briciole. Del padrone.

postato da: buldra | 17:08 | commenti (16)

KARL MARX ALLEE (buone vacanze)
venerdì, luglio 24, 2009

Buone vacanze a tutti, cioè, volevo dirvi che oggi è l’ultimo giorno di lavoro prima delle ferie. Mai come quest’ anno me le merito, le voglio, e me le voglio godere. Ma soprattutto martedì sarò a Berlino con tutta la mia famigliola, e ci rimarremo per una settimana. Alloggeremo in un comodo appartamento nell’ex zona Est della città, in Friedrichshain, nelle immediate vicinanze di Karl Marx Allee. Cioè, voglio dire, il primo posto all’estero in cui dormirà mia figlia sarà un appartamento ex comunista dell’ex Berlino Est vicino a Karl Marx Allee, non sentite un filo di emozione per tutto ciò? Beh, io sì!
Non perché io sia un nostalgico comunista filo-sovietico e tutto quanto, ma un tantino marxista beh…quello sì, cioè almeno neo-marxista. Certo se poi Beatrice scegliesse di andare a studiare la filosofia a Francoforte, beh, allora potrei anche morire in pace con l’umanità, ma intanto accontentiamoci di un bel vialone in stile Leninista.
Comunque a parte le smancerie ed i sentimentalismi alla Offlaga Disco Pax, non vedo l’ora di starmene una settimana in giro per Alexander Platz, Spandau, lo Zoo, porte di Brandeburgo varie, molti Wurstel, molto kebab, e molta birra. Tanto al ritorno ci aspetta un week-end lungo al mare del nordest. Che poi mare non è affatto, infatti la seconda settimana di settembre ce ne andiamo tutti in Sardegna. Finalmente si viaggia, si gira, si respira. E lo si fa con Beatrice al seguito, che è una roba da diventare matti ogni secondo.
Chiudo facendo una piccola precisazione per
Tommy da Brescia (e tutti quelli come lui): essere “marxista” o “neo-marxista” non vuol dire essere “comunista”, bensì avere una determinata visione del divenire sociale basata sulla lotta tra parti della stessa società in conflitto tra di loro, e vedere la fine di tale conflitto in una società basata sull’uguaglianza di tutti gli uomini e sulla giustizia sociale (tranne che per i teorici critici di Francoforte di stampo neo-weberiano). Dare del “comunista” a me (nel senso inteso da Tommy da Brescia) è un po’ come dare del “cattolico” ad un valdese, o come dare del satanista ad un metallaro.

postato da: buldra | 12:03 | commenti (3)

IL GRANDE INGANNO
giovedì, luglio 02, 2009

Il “ decreto sicurezza” è diventato legge. D’ora in poi essere “clandestini” è reato, e si finirà in carcere. In quali carceri andranno a finire i clandestini non si sa. E non si sa nemmeno come possano vivere in condizioni degne i clandestini nei centri di permanenza temporanea per 180 giorni e non più per 60.

Approvare leggi di questo tipo è un atto francamente irresponsabile, meschino ed abbietto. Il governo esercita il proprio potere ed è leggitimato dalla maggioranza degli italiani, ma lo fa estremizzando le risposte politiche a problemi quanto meno ingigantiti. Lo fa fornendo risposte retoriche, semplici e populiste a problematiche complesse, delicate e cruciali per l’equilibrio sociale. In pratica, sulle questioni dell’immigrazione e dell’integrazione sociale, il governo alimenta la retorica dell’odio e risponde a tale sentimento da esso stesso fomentato con politiche e leggi semplici ed estreme. Queste ultime NON RISOLVONO AFFATO gli evidenti problemi dell’immigrazione clandestina, ma colpiscono i sentimenti mutilati dell’italiano medio e razzista, che pensa che sia stata fatta giustizia.

L’italiano medio, mutilato della propria coscienza, non sa per esempio che l’immigrazione che proviene dai barconi di Lampedusa è il 3% del totale. Ciò significa che per ogni clandestino che rispediamo indietro sulla barca ne arrivano altri 33 via terra nel nord Italia. Di questo non se ne parla. Di queste informazione l’italiano medio non ne sa niente. Crede che la sua vita, la sua razza, la sua famiglia, il suo lavoro e la sua esistenza siano in pericolo a causa degli immigrati, dei musulmani, degli zingari e dei rumeni. E per questo vota ed è felice di poter organizzare le ronde anti-violenza.

Il vero pericolo, in realtà, è la classe politica che lo governa. Perché facendo queste leggi, ed attuando una campagna retorica come questa, lo sta GOVERNANDO CON L’INGANNO. La cricca di persone al potere, oltre ad approvare leggi che non servono come il pacchetto sicurezza, non fa assolutamente NIENTE per il bene dei suoi stessi elettori. Non attua politiche per l’energia sensate, non incentiva le infrastrutture sostenibili, non investe in ricerca, non investe in stabilizzazione, non aiuta le piccole medie imprese, non aiuta gli operai, non abbassa le tasse. Nulla. Questo governo fa solo gli interessi di se stesso e di pochi oligarchi dell’economia. E lascia il paese allo sbando. Quanto sia evidente ai miei occhi che è molto più pericoloso un rapporto deficit/pil del 9.5% che un milione di immigrati, non passa nemmeno per l’anticamera dell’italiano medio IMBROGLIATO dal governo di centro-destra. Gli elettori di Berlusconi e compagnia bella non si rendono conto di come, una volta che si scopriranno le carte, la situazione sarà DISASTROSA per tutti. E non possono rendersene conto, perché TUTTE le televisioni sono FILO-GOVERNATIVE.

Quando non ci saranno i soldi per la corrente elettrica, o quando dovranno tassare le loro buste paga per continuare ad usare il cellulare allora NESSUNO avrà mai votato Berlusconi. Quando i nodi verranno al pettine ed i comuni non avranno più le risorse per smaltire i rifiuti, per assegnare i medici di base, quando i comuni alzeranno le tasse per poter illuminare le strade…non sarà mai colpa di Berlusconi. Eppure Berlusconi governa da 10 anni quasi, e le tasse non sono diminuite, la sicurezza non è diminuita, la benzina non è diminuita, i salari degli operai non sono aumentati, la crisi non è passata, le tasse universitarie non sono calate, gli immigrati non sono scomparsi, ed i precari sono rimasti precari.

L’inganno, per chi l’ha votato non c’è e non si vede; ma per chi come me ha un minimo di buon senso….beh….la bugia, l’inganno e lo sfruttamento dei bassi istinti italioti è OVUNQUE e DAPPERTUTTO. E quando tutto questo finirà e dovremo rimboccarci le maniche a me piacerebbe davvero poterli guardare in faccia tutti quelli che lo hanno votato, e vedere cosa mi dicono, che cosa si inventano. E stare lì. A non fare un cazzo. A vederli sudare con le facce preoccupate di quelli che lo sanno…..che se lo meritano.

postato da: buldra | 13:38 | commenti (4)