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SIAMO UOMINI O MONSIGNORI?
venerdì, giugno 29, 2007

Dal sito di repubblica, nuove direttive da parte dei vescovi a tutti gli italiani:

I cristiani, ribadiscono i vescovi, debbono "fronteggiare con determinazione e chiarezza di intenti il rischio di scelte politiche e legislative" contrarie ai principi etici. Ma insieme "debbono Comunicare il Vangelo dell'amore, accompagnando la vita delle persone con una proposta che sappia presentare e motivare la bellezza dell'insegnamento evangelico sull'amore".
Una proposta, spiega la Cei, in grado di opporsi "al diffuso analfabetismo affettivo con percorsi formativi adeguati e una vita familiare ed ecclesiale fondata su relazioni profonde e curate".

La cosa assurda è che io potrei anche essere d’accordo con loro. Ma purtroppo una tale chiarezza dottrinale non si accompagna ad una chiara visione critica del sistema economico/politico nonché culturale, che ha ormai da trenta anni demolito la religione come apparato metafisico-spirituale; e che la stessa Chiesa ha, peraltro, nel corso del secondo dopoguerra spudoratamente sponsorizzato. Le direttive dei Vescovi e del sign. Ratzinger si riducono così a mere affermazioni strumentali, e strumentalizzabili nel teatrino politico italiano, bloccandone di fatto ogni possibile evoluzione migliorativa in senso laico o civile. Con grande gioia dell’italiano medio che, pendente dalle labbra di Bagnasco, può gonfiare il petto della propria superiorità intrinseca in quanto cattolico eterosessuale.
Il solito schifo, in poche parole. Quello che rimprovero alla chiesa è, sia chiaro, non l’insieme di valori che veicola (in cui posso riconoscermi o meno), ma piuttosto il modo in cui lo fa.
Lancia messaggi sull’importanza della famiglia, dell’amore e della tolleranza, in un mondo in cui i figli passano poche ore alla settimana coi propri genitori, in cui i vecchi piangono da soli di solitudine negli ospizi e in cui l’amore è quello dipinto in maniera impeccabile nella trasmissioni di Maria Defilippi. Fanno appello affinché i cattolici difendano la famiglia non votando politici che propugnano i DICO. Fornendo appigli populisti a politici ancora più populisti e falsi di loro. Che permettono agli italiani medi di potersi schierare facilmente pro o contro, a seconda dell’opinione, ma pur sempre nel nome del sacro “posso dire la mia?”
Così l’italiano si sente sicuro, in un mondo in cui, a causa della propria accidia, non ci capisce più niente, l’italiano medio si appiglia ai vescovi cattolici, ai Casini e ai Buttiglione. Per sentirsi sicuro. Anche se è separato, padre precario e in continua lotta col vicino per chi ha la macchina più lucida. Rimane pur sempre battezzato, cattolico, ed eterosessuale. Cristiano, che fa le cose appunto, come dio comanda. Da cristiani. Che mica siamo arrivati qui coi gommoni noi…

postato da: buldra | 16:14 | commenti (1)

VELTRONI DAY
giovedì, giugno 28, 2007

Ecco le idee di Veltroni, riportate pari pari dal suo ufficio stampa, ovvero dal sito di Repubblica:

Non parlerò di sogni, ma cercherò di dare risposte.
Non c'è redistribuzione e giustizia sociale senza crescita.
La battaglia da combattere non è contro la ricchezza, ma contro la povertà.
Le stesse opportunità al figlio di laureati e a quello di chi ha la terza media.
Mi piacerebbe che il Pd si occupasse meno di pensioni, e più dei ragazzini sotto la soglia di povertà, di quelli che al Meridione non vanno a scuola, di quelle famiglie che hanno un anziano non autosufficente e non vanno avanti.
Bisogna smettere di ragionare solo per blocchi sociali, perché così escludiamo intere parti di una società che cambia.
Voglio più forze dell'ordine per le strade, più coraggio nei diritti per gli immigrati che lavorano ma anche più severità per quelli che delinquono, senza se e senza ma.
il Partito democratico (che dovra essere composto "per metà da donne").

Non entro nel merito delle singole questioni, troppo dispendio di energie. Dico solo che ho come l’impressione che Veltroni l’abbiano già bruciato. L’abbiano spinto sul palco quasi a forza, sapendo che lui non poteva rifiutare. E ho come l’impressione che Veltroni, pur avendo mangiato la foglia, non abbia fatto altro che stare al gioco. Certo. Nella cornice del partito democratico, dei Rutelli, dei D’Alema e dei Mastella, il buon Walter perde gran parte del suo fascino. Si abbruttisce. Fa un discorso pragmatico. Completamente privo di qualsiasi ideologia. Svolge il proprio compitino, il Veltroni incoronato anzitempo leader progressivo della Nuova Italia Democratica. L’hanno già bruciato. Questi quadri di partito vetusti e imbalsamati, padri e figli e spiriti santi di una partitocrazia ormai dittatoriale. In questo moribondo stivale. Veltroni non si è accorto che lo han spinto su un patibolo. A far bene avrebbe dovuto fare lui un partito. Vero, nuovo, che affondi le radici in una base con una bella coscienza politica. Ma questo purtroppo in italia non è possibile. L’italiano non è cittadino, haimè, è servo. Da secoli. Degli imperatori, dei Papi, del Duce e dei tarallucci e vino. Ed è per questo che mi dispiace che, pur ottimi politici come Veltroni, mi risultino tristemente non-votabili. Credevo in Walter, credevo perché credevo almeno un po’ nella gente. Poi ho perso ogni residua speranza nella gente, ma credo ancora in Walter Veltroni. Poi ho visto da chi è circondato. E ho paura che anche Veltroni abbia capito. Di essere stato bruciato.

In Italia fu il potere temporale a soffocare negl'italiani la voce della coscienza e a spegnere in loro ogni senso di responsabilità. Ma fu la Controriforma a fornire al prete le armi per accaparrarsi l'una e l'altra: il Sant'Uffizio, le scomuniche e, nei casi estremi, il patibolo. Con questo risultato: l'aborto del "cittadino" e la trasformazione di quello che avrebbe dovuto e potuto diventare un "popolo" in un gregge- Indro Montanelli, Corriere della Sera, 1/12/1999.

postato da: buldra | 19:17 | commenti (4)

PARANOID BULDROID
mercoledì, giugno 27, 2007

Molto spesso le strategie di marketing si riducono al centellinare e manipolare ad arte le informazioni su un determinato prodotto, in modo da alimentare in modo esponenziale le aspettative dei potenziali acquirenti di tale prodotto. Ciò a cui si da vita, nelle strategie di marketing, è una sorta di inganno, senza menzogna, in cui l’ingannato gode ad ogni promessa non mantenuta, ad ogni pezzo di verità disvelato, ad  ogni nuovo indizio a cui viene reso partecipe.
Gli strateghi, quelli veri, tengono la verità ultima solo per loro. Che spesso non coincide con la verità che vendono. Ognuno è libero di fare quello che vuole se non costringe nessun altro a fare qualcosa per lui con la forza.
O con la strategia.
O forse non sono un uomo di marketing.




postato da: buldra | 17:53 | commenti (16)

LONDON IS STILL CALLING
martedì, giugno 26, 2007

Niente, solo per informarvi che sono tornato dalla mia gita con Venusia a Londra. E che tra le altre cose:
1| abbiamo scoperto che i bagni in stile Trenitalia di Euston Square non sono poi così male.
2| abbiamo tentato di prendere il treno al binario 9 e tre quarti.
3| abbiamo comprato dei cerotti antidolorifici vicino ad abey road
4|
abbiamo cenato da “marrabbio”.
5|
abbiamo visto 2 musical. Perché dopo aver visto “Mery Poppins” ci siamo entusiasmati, e siamo andati il giorno dopo a vedere “Cabret”.
6| abbiamo conosciuto la mamma dell’attrice protagonista di “Cabaret”.
7| ho fato il modello per una pubblicità della nota marca di abbigliamento sapgnola “Desigual”. Ed in cambio ho ricevuto una maglietta in omaggio.
8| abbiamo scoperto che la cucina thai è forse troppo piccante per i nostri gusti.
9| abbiamo subito attacchi di emicrania e di aritmia cardiaca, nonché di mal di schiena fastidiosissimo.
10| siamo stati da “rough trade”, e Venusia ha fatto una splendida figura acquistando il disco dei “Calla” e facendo rimanere di stucco il commesso del negozio, incredulo che qualcun altro oltre lui conoscesse tale gruppo.
11| a stansted abbiamo quasi perso l’aereo.
12| ovviamente al mio ritorno ad attendemri c’era la versione quasi defiinitiva del mio disco. Che devo ancora ascoltare.
13|
it’s a worldwide suicide.


postato da: buldra | 00:26 | commenti (7)

ALPHABET STREET
mercoledì, giugno 20, 2007

A| tempo fa, via Gtalk, la sempre puntuale Kay mi consigliava la lettura di “La possibilità di un isola” di Houllebecq. Questo fine settimana l’ho trovato nella libreria di Venusia, e l’ho quindi sequestrato con l’intento di leggerlo. Bene, tale libro mi ha subito catturato. Ieri sera mi ha addirittura causato una crisi di insonnia. È troppo cinico. Il personaggio del libro è troppo cinico. Ma il problema è che io mi trovi d’accordo con lui. E mi faccio paura. Il libro, tra le altre cose, getta una luce chirurgica sulla brutalità della natura umana. Brutalità che si colglie non tanto nelle azioni criminali o nella storia del genere umano, bens’ nella vita quotidiana di tutti i giorni. Nella fredda routine. Nella psicologia stessa dell’essere umano. Nella condotta delle nostre vite, e nelle specificità della nostra stessa cultura. Come un chirurgo Houllebecq affonda il bisturi fino nell’anima della specie umana, e della sua psiche. Dimostrandone la totale incapacità di provare una felicità duratura, ed il carattere fondamentalmente egoista ed aggressivo che ne caratterizza l’essenza. Inutile dire che Houllebecq ha ragione. E il genere umano si estinguerà.
B| domani parto per Londra. Una delle mie città elette. Non l’ho mai vista in giugno, e nonostante ci sia stato parecchie volte so che stavolta la guarderò con occhi differenti. Spero di fare molte foto.
C| lunedì prossimo concluderemo finalmente la versione 2.0 dei mixaggi del mio disco. La cosa si fa seria, ed esige una veste adeguata. Nonostante ci stia pensando 24 ore su 24 non ho ancora idea della veste grafica da appioppare al mio capolavoro sonoro. Se avete qualche idea potreste anche darmi una mano, magari vi faccio anche ascoltare qualche traccia in anteprima, solo se siete convincenti però. Scrivetemi qui: buldra@gmail.com .
D| Il grigio si intristisce e butta acqua, il viola scappa al tramonto, il nero si fa nero, il rosso dura poco, il giallo brucia tutto... e l'azzurro costa caro! E a fare il cielo ce ne vuole... mica solo un tubetto! ( Antonio Albanese, “L’uomo d’acqua dolce”).

postato da: buldra | 15:21 | commenti (3)

CONGIUNTIVITE
martedì, giugno 19, 2007

Sto guardando Ballarò, su raitre. Ed è francamente imbarzzante. Il tema della serata sembra essere quello delle “intecettazioni telefoniche”. Gli ospiti in studio sono D’Alema, Casini, e niente popò di meno che Belpietro. Il livello della discussione è mostruoso. Si discute sul niente. Su telefonate intercettate non si sa perché e da chi. Su dialoghi intercettati e riportati dai quotidiani, a loro volta rimbalzati, doppiati, dai telegiornali. Quindi tolti dal loro contesto. Inutili. Nulli. Che riguardano argomenti tecnici, francamente poco affrontabili in maniera tanto approssimativa. Parlo di temi quali “offerte pubbliche di acquisto” a livello europeo, grandi banche, finanza internazionale. Tutto ridotto ad argomentazioni da bar. Sullo stile:
“Tizio gli ha detto a Caio che Abele ci può mettere una buona parola, ma forse San petronio non è d’accordo”.
Intanto passa un sondaggio che dice che il 90% degli italiani, sia di destra che di sinistra, pensano che oggi la politica sia PEGGIORE che ai tempi di Tangentopoli. Alla vista di tali cifre, ovviamente, D’Alema afferma saccente:
“ma non è questo il problema…”
I miei complimenti, Massimino primo della classe.
Il livello della dialettica politica in Italia è mostruosamente basso. Ma proprio il teatrino dei poveri. Ciascun ospite si riduce ad interpretare un personaggio. Una caratterizzazione personale e funzionale ad un ruolo ben preciso nel canovaccio del più tipico discorso da bar. Siamo in Itialia.
Il vice presidente del consiglio, nonché ministro degli esteri, onorevole Massimo D’Alema, in una televisione nazionale, sbaglia clamorosamente TUTTI i congiuntivi.
Semplicemente: non si può.

postato da: buldra | 21:51 | commenti (4)

SETTE A ZERO
lunedì, giugno 18, 2007

Stamattina mentre attraversavo il Nord-Est avevo la radio sintonizzata sul notiziario, come al solito. La radio è un media “caldo”, come direbbe McLuhan, fa compagnia. La voce calda dello speaker ad un certo punto ha dato la seguente notizia:
Gli USA bombardano i talebani, morti sette bambini”.
Praticamente è successo che gli americani hanno attaccato una scuola musulmana, dove secondo le loro informazioni, erano rifugiati un imprecisato numero di ribelli. L’hanno bombardata, e nel bombardamento sono morti sette bambini musulmani, di sei o sette anni. Sempre la radio, che è un media caldo, ed intimo, meno urlato della TV, ha precisato che la scelta del bombardamento è stata fatta perché un “attacco di terra” che avrebbe evitato “vittime civili” sarebbe costato troppo in termini di perdite umane nelle fila dell’esercito americano. In pratica un soldato americano vale di più di sette bambini musulmani innocenti.
C’è una differenza però. I bambini innocenti non hanno scelto di venire liberati dagli americani. Non hanno scelto di combattere una guerra. Non hanno armi di distruzione di massa. Non hanno nemmeno pistole o pietre da lanciare contro un bombardiere americano carico di missili.
I bambini musulmani di sette anni non valgono niente.
Questo ha detto la radio stamattina. Sottovoce. In maniera confidenziale. Calda. Neutra. Priva di qualsiasi retorica. Priva di qualsiasi strumentalizzazione. Gli americani potevano scegliere di risparmiare le loro vite, attaccando con degli uomini contro altri uomini. Ma gli americani vogliono fare la guerra senza “effetti collaterali” per loro. Quindi hanno deciso, in coscienza, di bombardare sicuri di non essere colpiti. Ma niente affatto sicuri di non provocare “effetti collaterali” per bambini inermi di sette anni.
I bambini, musulmani di sette anni, non valgono niente.
Allah è grande.
E la radio è il suo profeta.

postato da: buldra | 23:38 | commenti (3)

MACELLERIE MESSICANE
giovedì, giugno 14, 2007

Genova 2001: finalmente il vice-questore dice le cose come stavano.

Sembrava una macelleria messicana.
Arrivato al primo piano dell'istituto - ha detto - ho trovato in atto delle colluttazioni. Quattro poliziotti, due con cintura bianca e gli altri in borghese stavano infierendo su manifestanti inermi a terra. Sembrava una macelleria messicana.
Sono rimasto terrorizzato e basito - ha spiegato - quando ho visto a terra una ragazza con la testa rotta in una pozza di sangue. Pensavo addirittura che stesse morendo.
Intorno alla ragazza per terra c'erano dei grumi che sul momento mi sembrarono materia cerebrale. Ho ordinato per radio ai miei uomini di uscire subito dalla scuola e di chiamare le ambulanze.

Se non sbaglio, quel giorno, in questura a Genova c’era anche Gianfranco Fini.
Non so se sapesse della macelleria messicana. Ma so con quanta energia, Gianfranco Fini, si spertica in lodi verso i poliziotti impegnati quel giorno a massacrare di botte la gente. Lo so. E so anche che c’era lui in questura.
Per questo vorrei ricordare che io ho memoria. Soprattutto su certe cose io ho memoria fotografica. Io non dimentico. Ogni volta che lo vedo, il Gianfranco, anche se è intelligente ed affascinante, a me non mi frega. Perché:
Io so.
Che c’eri anche tu.
Infame macellaio.
Non ti sembrava vero di stare nella stanza dei bottoni.
Lo so. Perché posso provare quello che tu hai provato quel giorno.
Lo sento.
E mi fa schifo.
Non ti preoccupare.

postato da: buldra | 18:46 | commenti (7)

LA COMBRICOLA DEL BLASCO
mercoledì, giugno 13, 2007

Questo articolo parla della prossima turnè di Vasco Rossi. Il titolo dell’articolo è “Vasco: canto contro gli strapoteri”. Sì da il caso che proprio ieri abbia intravisto in televisione proprio Vasco Rossì, tutto contento, che parlava appunto della sua turnè, che conta ben 9 date. Purtroppo, nonostante io possieda gran parte della discografia del rocker emiliano, e nonostante io lo consideri una specie di leggenda vivente, non posso esimermi dal criticarlo aspramente.
Sia nell’intervista televisiva, che nell’articolo che ho citato, Vasco afferma che la produzione del suo spettacolo è costata 15 milioni di euro. Avete letto bene. 15 milioni di euro. Egli stesso giustifica tale costo con il fatto di dover stare al passo con le produzioni straniere, e che lui al contrario dei gruppi stranieri, tale cifra la ammortizza non in 100 concerti ma in appena 9.
Io trovo scandaloso che si possano spendere 15 milioni di euro per 9 concerti. È un esagerazione. Ed è eticamente discutibile. Significa che per ammortizzare l’investimento Vasco dovrebbe incassare 1,666 milioni di euro a concerto. Il prezzo medio dei concerti di vasco è 41 euro. Quindi i concerti di vasco dovrebbero avere una media di 40634 spettatori, per rientrare nelle spese. Sappiamo tutti che a tali concerti si reca ben più di tale cifra, in termini di esseri umani. Possiamo ragionevolmente dire che, se non il doppio, lo spettacolo del Blasco renderà almeno una decina di milioni di euro. Ecco. Tenetevi a mente questa cifra. No, perché nel proseguo dell’intervista, Rossi spara a zero sulla società che non va bene. E fin qui ci può stare. Poi afferma che la crisi della discografia è dovuta in prima battuta alla pirateria, e che non è vero che i dischi costano troppo, e si domanda perché nessuno dice che invece i jeans di Dolce&Gabbana costano un patrimonio.
Io vorrei chiedere, invece, a Vasco Rossi, uno dei miei idoli musicali, uno che ha scritto tra le cose più belle della musica italiana, uno che ha le mie stesse radici geografiche; ecco vorrei chiedergli quanto di quei 10 milioni che frutta la sua turnè di 9 date verrà re-investito in qualche modo nell’industria discografica per produrre NUOVA musica. Vorrei chiedergli quanto di quei 10 milioni finisce nelle SUE tasche, e quanto finisce nelle tasche dei SUOI MUSICISTI. Vorrei chiedergli perché farà presentare due delle date della sua “estenuante” turnè, al figlio Davide Rossi. Vorrei chiedergli quanti di quei 10 milioni finiscono nelle tasche del signor Diesel, del signor Heineken e di tutti gli altri sponsor che c’ha il buon Blasco. Che rimane comunque un mio eroe, sia chiaro. Ma che non si può permettere di pontificare sulla società, sulla crisi del disco, sulla pirateria e tutto il resto. Perché lui è lassù da un bel pezzo. E ha perso il contatto con la realtà da un bel pezzo. Anche quando dice che noi italiani quando andiamo a suonare all’estero siamo trattati male, come un “gruppo etnico” dice. Lui è trattato da “gruppo etnico”.
Io invece lo so perché ci trattano così. L’ho capito quando sono andato ad un concerto qualsiasi a Londra, alla Brixton Academy. Era il concerto dei New Order. Ma mi colpirono di più i gruppi spalla, sconosciuti ventenni inglesi. Con un’attitudine che nessun gruppo italiano avrà MAI. Nemmeno il Blasco. Una grinta ed una capacità e padronanza del rock che va ben oltre i 10 milioni di euro. Perché ci sono cose, per fortuna, che non si possono comprare.

postato da: buldra | 16:34 | commenti (13)

SMELLS LIKE GOD
martedì, giugno 12, 2007

Insomma, anche quest’anno è arrivata l’estate. È arrivata venerdì sera. Ha un odore inconfondibile. Non so da quando io riesca a farlo, ma la sento arrivare dall’odore. È un odore giallo. Trasparente. Dolciastro. Sottile, quasi impercettibile. Ma non lo puoi confondere. Mi ricordo che fin da piccolo notavo questa cosa. Che le estati hanno un profumo completamente diverso rispetto alle altre stagioni. Credo sia il profumo della terra che si scalda. Il profumo dell’erba tiepida, dell’aria africana che trapela laggiù in fondo al mediterraneo, e che non trova poi grossi ostacoli, almeno fino qui, a ridosso delle dolomiti.
Ecco perché appena oltrepassi il Brennero non c’è più. L’odore dico. Ogni anno me ne accorgo, e ogni anno torno indietro con la memoria. Ogni anno ho la conferma che tutto torna. Che tutto rimane com’è. Che la natura vince sempre. Che quello che sei non ti molla mai.
L’olfatto è il senso più sottovalutato.
Invece è il senso che più ci accomuna con l’essenza della nostra natura. È il senso più nascosto, ma il più antico. Quello che meno risente delle codificazioni sociali. Quello che ci collega direttamente con la nostra parte animale. E ne sono convinto. Alla fine è quello che ci fa innamorare.
Ogni anno, d’inverno, penso a quando sentirò arrivare l’estate. Sono sicuro che arriverà. Ed ogni anno mi prende sempre di sorpresa. Profumata come non mai mi strappa un sorriso. Non importa dove io sia, l’anno scorso ero in macchina, quest’anno ero affacciato alla finestra. Faccio un bel respiro, e penso
“ecco, è arrivata l’estate”.
Questo è il primo post estivo dell’anno, un posto che non serve a niente, pigro e indolente. Proprio come le estati che intendo io.
Happy summertime to everyone.

postato da: buldra | 18:54 | commenti (7)

LUNES, APPUNTO
lunedì, giugno 11, 2007

uno| Tanti si chiedono a cosa serve il web 2.0. Tanti si chiedono a cosa serve aNobii. Ecco, serve soprattutto a questo:
Ciao, ho visto sulla tua pagina che sei uno degli autori di "Sociologia delle musiche", l'ho utilizzato per la mia tesi 3 anni fa. Anzi giusto il tuo capitolo è quello che mi è stato più utile! :D
Ciao!
Come dare una brusca sterzata in senso positivo ad un lunedì qualsiasi, in un ufficio qualsiasi, di una città di provincia qualsiasi.

due|
Ho finalmente in mano la prima versione bozza del mio disco solista. In questo momento non l’ho ancora ascolatata. Posso solo dirvi che sono 46 minuti 9 secondi e 33 centesimi in cui si condensano quasi 5 anni di delirio Buldresco. Mi faccio quasi paura. 

tre|
Ormai io e il soundpusher, a causa delle nostre modalità di interazione comportamentale, potremmo essere tranquillamente scambiati per due agenti del SISMI, o del SISDE. Anche se io preferirei della STASI.

quattro|
Oggi in bicicletta, lungo la ciclabile, la quale nel suo percorso ricalca pedissequamente le roste dell’Adige, queste ultime erano piene di conigli, e di cuccioli di coniglio. Mi è venuto in mente il famoso detto sulla capacità riproduttiva di tali animali. In seconda battuta mi è venuto in mente di arraffarne uno, ucciderlo, e cucinarlo in padella. Ma sono animalista.

cinque|
venerdì sera, verso le otto e mezza, è arrivata ufficialmente l'estate. il suo odore non mi sfugge mai. E' l'odore più buono che ci sia.

sei|
È lunedì, e il trucco svela la realtà. Buongiorno.

postato da: buldra | 16:50 | commenti (8)

GO HOME AND READ A BOOK
venerdì, giugno 08, 2007

Oggi arriva il presidente Cespuglio a Roma. Ecco il risultato:

"Nessuna zona rossa" ha promesso il sindaco Veltroni, ma Roma è pesantemente presidiata in queste ore, i residenti di trastevere sono stati identificati in previsione della visita di Bush.

aerei ed elicotteri armati in volo 'h24'.

Scuole chiuse con un giorno di anticipo rispetto alla fine dell'anno scolastico

Più di 1.500 uomini tra polizia, carabinieri, guardia di finanza e addetti della sicurezza Usa vigileranno all'aeroporto di Fiumicino

dai tetti di alcune infrastrutture dello scalo, squadre di tiratori scelti dotati di armi con puntatori laser, sorveglieranno dall'alto

piano di rimozione di oltre 300 cassonetti e cestini per i rifiuti che si trovano in circa 250 strade e piazze della citta'


Proprio stasera che volevo annà a maggnà a pajata dovevi arrivà?
A Cespù ma vedi d’annà affanculo!
Stare a casa tua no eh?




postato da: buldra | 15:23 | commenti (13)

1984 [2.0]
giovedì, giugno 07, 2007

Lastfm ti identifica attraverso i tuoi stessi gusti musicali
Anobii contiene l’impronta digitale dei tuoi gusti in fatto di libri.
Youtube ti rappresenta univocamente attraverso i video che guardi.
Delicious memorizza i siti che vai a vedere e che ti piacciono di più.
Splinder contiene l’archivio dei tuoi pensieri, sotto forma di tutti i post che hai scritto sul tuo blog.
Tumblr e Jaiku raggruppano tutto questo in un unico posto.
Questo è il web 2.0.
Il web 2.0 ti permette di condividere e tenere aggiornato tutto questo. Ti permette di condividere quello che sei. Ti etichetta. Ti descrive. Ti rende protagonista. Ti fa conoscere altre persone che hanno i tuoi stessi gusti. Sei il protagonista. Sei tu che scegli. Sei tu che contribuisci.
E se qualcuno, un giorno, raccogliesse tutte le informazioni del favoloso web 2.0?
Qualcuno che ha dei preferiti. Qualcuno che un giorno farà un ranking. In base a delle tag che lui, arbitrariamente, ha messo su di te. Su di tutti. Qualcuno che conosce la musica che ascolti, i libri che leggi, i video che guardi, i siti che frequenti. Qualcuno che sa cosa scrivi e cosa pensi.
In ogni momento. Aggiornato.

Sa chi sei.
E se non gli piaci può metterti una bella tag: deviato, pericoloso.
terrorista.
E magari, venirti a prendere.
Per ri-educarti. Per fare due chiacchere sull’ultima stagione di LOST.
Ci hai mai pensato mentre aggiungi un libro su aNobii, o mentre cerchi un video su youtube?
Sei. Tu. Che. Scegli.
Pensa.
Ricordati di queste 2 tag: "libero", "libera".

postato da: buldra | 18:28 | commenti (12)

DIALOGO DECADENTE #1
mercoledì, giugno 06, 2007

“insomma, è ora di finirla”
“in che senso?”
“nel senso che così non va, non va da un pezzo”
“non va cosa?”
“il paese, e anche il mondo, non va, non è questo il modello giusto, intendo dire.”
“forse hai ragione, ma è il modello che ha vinto.”
“no. guarda, permettimi di dissentire. Prima di tutto non è più un modello, è la degenerazione di un modello. E poi non è il modello vincente. È il modello che è stato scelto.”
“parli di molto tempo fa…”
“esatto”
“lo sai benissimo che saremmo arrivati ad uno scontro. Sia all’interno degli stati, che fuori. È questo che volevi?”
“è questo quello che doveva accadere.”
“Ma siamo noi che decidiamo, non ricordi?”
“Certo, Ricordo. Ma  vedi, noi abbiamo solo l’illusione di decidere, in realtà possiamo solo arrivare nello stesso posto da percorsi diversi.”
“quindi cosa cambia? Tutto è perduto comunque, per loro…”
“cambia il percorso. Il percorso è importante. È il percorso che decide, poi, chi vince e chi perde. È il percorso, che decide dove si andrà.”
“e che percorso abbiamo fatto dunque?”
“Abbiamo fatto quello più facile,  peggiore.”

postato da: buldra | 15:46 | commenti (4)

ME NE INVISCHIO
martedì, giugno 05, 2007

Potremmo riassumere il caso Visco-Speciale con una semplice frase: il governo è talmente debole che non riesce nemmeno a cambiare un generale delle Guardia di Finanza. Le conseguenze le pagherà domani, quando rischierà di cadere per l’ennesima volta. Tuttavia i risvolti di tale affaire meritano un piccolo approfondimento. Mi sono documentato. Ho letto “il Manifesto”, “il Riformista” e “il Corriere della Sera”. Praticamente è successo che il vice-ministro Visco ha sostituito alcune teste all’interno della GdF, asserendo di avere l’avvallo tra gli altri del Generale Speciale. Tale avvallo non c’era, a quanto pare. A questo punto, dopo un consiglio dei ministri, il Generale Speciale viene trasferito, ed a Visco viene tolta la delega di competenza sulla GdF. Spero di essere stato chiaro. Ora è il momento di aggiungere il pepe, la trappola o se preferite l’italiano inciucio. Attenti: il Generale Speciale (come tutti i vertici delle forze armate) è di nomina Berlusconiana; il Generale Speciale accetta la rimozione dell’incarico ma non il nuovo incarico alla corte dei conti, dichiarando di sentirsi “violentato”; la destra (ridendo sotto i baffi) grida al “pericolo democratico” tirando in ballo Napolitano; domani il caso approda in Senato, dove sia Mastella che D’Alema paventano una possibile caduta del governucolo prodiano.
Mi permetto di sollevare alcuni appunti, oggi, prima della possibile caduta del suddetto governo. Punto primo: mi sembra evidente che le forze armate riescano a condizionare il potere dell’esecutivo. Punto secondo: mi sembra evidente che i vertici delle forze armate, in questo caso della GdF abbiano agito “politicamente”. Punto terzo: i vertici di tutte le forze armate, a tutt’oggi, sono ancora quelli nominati dal governo di destra.
Date queste premesse mi permetto altresì di sentirmi un po’ preoccupato. Può in una moderna democrazia, il potere militare interferire con un Governo? Cosa succederebbe se tutte le forze armate opponessero resistenza ad un Governo a loro “inviso”? Sono ancora un cittadino libero? E se si, per quanto? Se, utopia, venisse eletto un governo DS-Rifondazione, le formze armate rimarebbero ferme?
Ma soprattutto, perché mi viene da prendere DANNATAMENTE SUL SERIO le domande di cui sopra?
Inutile dirvi che c’è del marcio in Danimarca. Inutile dirvi che, se mi giro appena a buttare l’occhio alla storia dell’altro ieri non trovo conforto, ma foschi presagi. Targati De Lorenzo, targati Miceli, targati Gladio e tutto il resto. Strategie della tensione comprese. Sì, certo, sto esagerando. Intanto sono in scadenza le nomine dei vertici di Polizia e Carabinieri. Voglio proprio vedere se a nominare i nuovi vertici sarà questo governo. O se un nuovo, progressivo, governo delle Destre semplicemente li riconfermerà. A domani, cittadini semi-liberi dell’italiota democrazia danzante.

postato da: buldra | 18:43 | commenti (13)

DAL MOLIN A TRENT
lunedì, giugno 04, 2007

A quanto pare, nell’ambito del Festival dell’economia di Trento, all’Auditorium Santa Chiara, il premier Romano Prodi è stato contestato durante il suo intervento. Un gruppo di persone contrarie all’allargamento della base nato a Vicenza, hanno GIUSTAMENTE fatto sentire la propria voce con tanto di striscione “no dal Molin”. Romano prodi ha risposto che:
“la decisione è ormai stata presa nell’interesse nazionale, le divisioni e contrapposizioni non fanno bene al paese”.
Bene, io trovo tali parole, pronunziate dal primo ministro della fu-repubblica italiana, quanto meno sconcertanti. Cosa vuol dire “le contrapposizioni non fanno bene al paese” ? Nel nome di che cosa, di quale interesse nazionale, i cittadini di Vicenza dovrebbero starsene zitti e SUBIRE? Nel nome della reputazione dell’Italia all’estero? Nel nome di un’alleanza atlantica ANACRONISTICA che non serve più a NIENTE?
Secondo me, la ragione è un'altra. La ragione è che tu, Romano, presiedi il governo più debole della storia repubblicana post-bellica; che non sai nemmeno tu come fa a stare in piedi; che non riesce a trovare un accordo al proprio interno, nemmeno per ri-negoziare un accordo con gli USA che eviti l’allargamento della base a Vicenza.  Dopo non aver fatto NIENTE per assicurare alla giustizia italiana i piloti dell’aereo americano che ha provocato la strage del Cermis. Dopo non aver fatto NIENTE per cercare di fare giustizia per Calipari. Non è abbastanza come prova di obbedienza al padrone yankee? Dobbiamo anche concedergli ulteriore territorio italiano-veneto-vicentino dove stoccare bombe atomiche e da cui far partire aerei a bombardar paesi a caso, quando non a centrare funivie alpine o sganciare bombe inesplose nel lago di Garda?
Cazzo, ma non vi fate schifo voi al governo?
Dite che dobbiamo lasciar perdre le “contrapposizioni”, ma queste non sono contrapposizioni!
Queste sono istanze civili! Portate avanti da persone che pensavano di trovare nel tuo governo un interlocutore migliore rispetto a quello precedente! E tu cosa fai? Tu sbatti la porta in faccia a queste istanze nel nome di una strategia machiavellica basata su un fine inesistente, o per lo meno insostenibile. Che tu non fossi un esempio di acume e un fine stratega lo si sapeva. Ma spacciare istanze civili, seppur problematiche, per “contrapposizioni” mi sembra veramente la porta per una retorica populista che, concedimi Romano, tu non sei proprio in grado di padroneggiare. Non sei un venditore. E nemmeno un leader. Al massimo sei un eccellente burocrate. Non riesci a capire che l’allargamento della base a Vicenza coinvolge un insieme di persone, una coscienza collettiva, un’opinione comune a cui è difficilissimo NON DARE RAGIONE. In termini politici, comportarsi in maniera rigida in questi casi, equivale al suicidio. Politico intendo. Quindi, avvallare l’allargamento è una colpa “etica” nella misura in cui corrisponde all’ennesimo sissignore nei confronti di una potenza mondiale, alleata sì, ma mai così prepotente e guerrafondaia. Tale scelta è, inoltre, uno sbaglio politico. Nella misura in cui la dialettica verso le istanze civili viene una volta di più archiviata come problema secondario. Come nel caso della val di Susa. Come in mille altri casi. Avanti così. Verso lo schifo infinito. Verso il partito democratico. Americano.

postato da: buldra | 17:41 | commenti (9)

IN GRAZIA DI DIO
venerdì, giugno 01, 2007

Se non mi sbaglio ieri sera, mentre io ero allo spettacolo di Antonio Albanese, su rai2 ad Annozero andava in onda il documentario “sex crimes and the vatican”, di cui molto si è parlato in questi giorni. Ma non me lo sono perso. L’avevo già visto un paio di settimane fa, e per quelli di voi che se lo sono perso eccolo qui. Per quelli di voi che non sanno di cosa si tratta, bene, dovete sapere che tale documentario è un’indagine giornalistica fatta molto, ma molto bene, da giornalisti inglesi, e che riguarda i numerosi casi di pedofilia e molestie sessuali all’interno delle parrocchie in giro per il mondo. Ma soprattutto mostra l’atteggiamento della Chiesa verso tali crimini. La Chiesa, ovviamente, ne esce con le ossa rotte. In casi di crimini sessuali da parte di parroci, infatti, esiste una “legge” che Ratzinger ha confermato e “migliorato” qualche anno fa, quando era a capo della (credo si chiami così) congregazione per la fede. Tale “legge”, prevede copertura assoluta e silenzio assoluto da parte di tutti i vescovi che vengano a conoscenza di atti pedofili da parte dei loro sottoposti nelle parrocchie. Non devono denunciare, devono tacere. E così i preti pedofili di tutto il mondo cambiavano semplicemente parrocchia perpetrando i loro crimini, e non venendo mai denunciati. Complimenti. Un atteggiamento molto onesto e cristiano. Soprattutto nei confronti delle vittime, alle quali veniva spiegato che dovevano semplicemente “dimenticare”. Ora, come fa un bambino di 8 anni a “dimenticare” certe cose e a “stare tranquillo che non è successo niente”, quando magari ha subito molestie che non voglio nemmeno raccontarvi da persone di cui si fidava ciecamente?  Che atteggiamento è? Chi è il più debole? Un uomo in gonnella nera in presunta grazia di Dio, o un bambino brasiliano povero di 12 anni?
A queste domande, sempre in grazia di Dio, il sign. Ratzinger e tutti i cardinali vaticani non vogliono rispondere. Essi esclamano che “non si può screditare la chiesa”. Allora si vede che c’hanno la coda di paglia, anche se in grazia di Dio. Perché non si ri-accreditano da soli smettendola di nascondere dentro le mura di casa loro i preti pedofili? Perché non hanno denunciato il dilagare del fenomeno? Perché con le loro facce da teo-economisti sembrano ai miei occhi sempre più viscidi e sempre meno in grazia di Dio?
E perché la destra italiana tenta di censurare un documentario assolutamente a-politico come quello in oggetto? Perché noi italiani siamo sempre e comunque così indietro? Perché?
Io penso che non sia normale che un uomo per tutta la vita non faccia sesso. Non penso sia normale nemmeno non fare sesso per una settimana. E penso che il sesso fatto in un certo modo sia in grazia di Dio. E che grazia Signore!
Quindi, tornate ad occuparvi di anime, e non state li a guardare se venite screditati, se vi rovinano o cos’altro perché è normale. È normale, per voi maschi che indossate le gonne e dovete reprimervi sessualmente (pur in grazia di Dio); è normale dicevo, essere più esposti alle pulsioni sessuali e a comportamenti e pensieri di un certo tipo. Perfino un maschio eterosessuale laico, ateo e magari di sani principi, ha difficoltà a rapportarsi con tutto questo bombardamento di figa che i media ci propinano. Quindi, secondo me, sempre in grazia di Dio, fate autocritica. Liberatevi delle pecore nere e tornate ad occuparvi di anime. Pensate a quelle. Perché non so se lo avete capito, ma c’è stato un tempo in cui la politica e la gente ascoltava quello che dicevano e pensavano gli “operai delle fabbriche”. Poi c’è stato un tempo in cui la gente e la politica  ascoltava quello che dicevano gli “yuppies”. Adesso la gente ascolta quello che dicono le “veline” e le “letterine” asuon di sculettate e tacchi alti.
E no, secondo me, non è proprio grazia di dio.
Amen.

postato da: buldra | 00:09 | commenti (5)