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LO SPECCHIO NERO Oggi durante una riunione di lavoro ho captato un concetto interessante. Esistono due lati, di una stessa medaglia, che si differenziano in maniera sostanziale. Sto parlando nell’ambito di cariche e gerarchie pubbliche, di potere e autorità: due facce di una stessa medaglia, due elementi che chi ricopre una carica di qualsiasi tipo, chi comanda qualcuno o qualcosa, dovrebbe possedere.
A ben vedere però tali elementi si differenziano sostanzialmente l’uno dall’altro: il potere è qualcosa che viene “dato” attraverso un meccanismo politico, legislativo, rivoluzionario, reazionario; mentre l’autorità è qualcosa che viene riconosciuta dagli altri verso qualcuno. Il potere si può conquistare, l’autorità si deve guadagnare. Il potere implica l’esercizio dello stesso, l’autorità no. Il potere implica la coercizione; l’autorità implica la fiducia, quando non la fede, ma soprattutto implica, per il suo ottenimento, l’esperienza. Contemporaneamente, in questo periodo, parlando con alcune persone, mi rendo conto di quanto io sia disilluso ormai verso la politica italiana, con tutti gli annessi e i connessi di destra di sinistra e di Grillo. Sono disilluso nei confronti della politica perché sono disilluso nei confronti degli italiani. Sono disilluso nei confronti della politica perché nessun politico e nessun comico possiede il minimo livello di autorità. Sono disilluso perché gli italiani non votano l’autorità. Votano il potere, perché vogliono il potere vuoto. Vogliono le briciole del potere del vuoto. Nel vuoto non c’è spazio per l’autorità. Una volta chi si sedeva in parlamento aveva fatto la guerra, era stato deportato, magari aveva anche combattuto dalla parte sbagliata. Oggi al massimo chi siede in parlamento si è fatto un bello sciopero della fame, o un paio di puntate da Vespa a porta a porta. Una volta, la gente, il popolo, se qualcosa non andava scendeva in strada, in massa, si beccava le manganellate, si faceva arrestare. Adesso al massimo fanno qualche presidio permanente, vanno allo spettacolo di qualche comico, mettono una firma. Poi tornano a casa, a finire il libro di Ferretti, o della Fallaci, tanto fa poca differenza. Sono convinto che, se domani ci invadessero gli americani, noi staremmo tutti chiusi in casa, a guardarci l’invasione in diretta dal TG, tutti a commentare l’evento dai blog, via SMS, a fare filmatini col cellulare dal terrazzo. Mentre i carrarmati invadono le nostre strade. Noi tutti, senza muovere un dito. postato da: buldra | 21:15
| commenti (11) TODO Non ho più un soldo
E se dovessi descrivere quello che ho visto ieri sera Vi farei commuovere fino alle lacrime Ma è già abbastanza il mio Di nodo in gola Tutto normale Perché normale del tutto non è Tutto bene Perché bene del tutto non è Tutto leggero Perché leggero del tutto non è Tutto fa male Perché male del tutto non fa Le collezioni dopo un po’ stufano Diventano depositi inutili Che nascondono l’egoismo Tutto è perduto Perché perduto del tutto Non lo è Mai ![]() postato da: buldra | 00:30
| commenti L'ESERCITO DI ME Mi sento molto forte. E bene armato. postato da: buldra | 18:02
| commenti (6) NEW PARIS Sono appena tornato da Parigi. E ho voglia di raccontarvi un po’ di cose sparse. Nel viaggio di andata per l’aeroporto, quello di Bergamo, dopo essere partito alle cinque di mattina, ho messo su in macchina, nell’ordine: Mondo|Madre del N.A.N.O., e poi il mio disco.
Nel viaggio dall’aeroporto di Beauvais a Parigi Port Mallot ho ascoltato gli Arcade Fire. Devo dire che questo ultimi sono davvero immensi. Punto e basta. Ho alloggiato per tre giorni a Versailles. Ho imparato a memoria i treni che vanno da Versailles a Parigi e viceversa, ho guidato una BMW serie 6 con cambio automatico. Ho mangiato Libanese. Ho visto l’Italia vincere ma giocare male, parlo di Rugby, nei dintorni dell’Operà. Sono stato in cima alla Tour Eiffel, sono stato al Louvre e al museo D’Orcy, ho appurato una volta per tutte che i francesi si rifiutano di parlare inglese, ed infine ho patito un freddo immane. Ma ci sono delle cose che mi hanno stupito più di altre: i francesi si sforzano, pur non comunicando in lingua inglese, di parlare almeno un po’ in italiano, un sacco di avvisi e di cartelli nei musei sono tradotti in italiano, mai visto niente di simile, l’italiano parificato all’inglese e al tedesco; le donne francesi sono belle; i ragazzi/e francesi hanno l’aria molto ma molto più intelligente dei ragazzi italiani medi; i francesi sono tuttora incazzati con noi per via di Materazzi; il rugby è ovunque; il museo del Louvre è pazzesco, hai praticamente l’intera storia umana concentrata in un palazzo enorme, fa paura ed è emozionante; la Gioconda non si può vedere, o meglio la si vede dietro un vetro verdastro dopo essersi fatti largo tra una muraglia di giapponesi che la fotografano con il flash (!!!!); i giapponesi sono i nuovi barbari, non guardano le cose, le fotografano e basta, ed io non capisco, ti pestano i piedi e non ti chiedono nemmeno scusa, ti fotografano le scarpe; se per caso capitate nella sala di Van Gogh, al museo D’Orsy, e siete sensibili, è meglio che prima vi prendiate un Valium o vi fumiate un cannone, altrimenti l’impatto con le opere del Maestro potrebbe seriamente danneggiarvi le coronarie, io sono quasi svenuto; il “quartiere a luci risse “ le Pigalle è una merda, una roba brutta proprio, c’è comunque un sacco di gente che fa la fila davanti al Mouline Rouge; i francesi possono ancora fumare nei bar, e fumano un casino, ed io non son più abituato. Ah, avrei altre settecentottanta cose da raccontare ma è tardi. Vado a letto. Baci. ![]() postato da: buldra | 01:00
| commenti (9) POPULISM STOLE MY VERGINITY La settimana scorsa, in piazza a Treviso, ho firmato, durante il Vaffanculo Day, la proposta di legge ad iniziativa popolare proposta da Beppe Grillo. In sostanza tale proposta di legge prevede che nessun condannato in via definitiva possa essere eletto in parlamento; che nessuno possa essere ri-eletto per più di due volte; e che si possa esprimere la propria preferenza “scrivendola” di proprio pungo sulla scheda elettorale.
Ho firmato, perché soprattutto il secondo dei punti della legge mi sembrava una delle armi migliori per cambiare pelle alla classe politica italiana. Ma forse mi sono sbagliato. Non ho mai nascosto, infatti, i miei dubbi e le mie perplessità sull’agire del comico genovese, anche se di fondo ne condivido le iniziative, ho sempre sub-odorato qualcosa che non mi convinceva. Qualcosa che sapeva di “demagogia”, quando non di “marketing”. Come al solito mi pare che qualsiasi cosa si auto-elegga a capo di movimenti di opinione, non sia altro che una valvola di sfogo populista, e non sortisca altri effetti se non quello di stemperare il conflitto, anestetizzarlo. Beppe Grillo dice che non farà mai un partito, ma in realtà è già un leader di partito. Lui ha delle idee, ed inventa delle iniziative, addirittura detta dei programmi politici; tali idee-progetti-iniziative sono organizzate su base locale dai “meet-up”, gruppi che si formano spontaneamente nel nome del comico, si organizzano con tanto di magliette e gazebo e danno vita alle iniziative del comico. Questo è a tutti gli effetti un partito, anche se non si presenta alle elezioni. Se Grillo facesse una dichiarazione di voto alla vigilia di una qualsiasi consultazione elettorale, sicuramente influenzerebbe il risultato, a questo punto. Questa è politica, questo è un partito. Mi è sempre suonato sbagliato il fatto che se certe cose le dice (magari anche qualche anno fa), che ne so, Agnoletto o qualche giornalista dalle colonne del Manifesto, chi la pensa allo stesso modo diventi subito no-global/black block/terrorista/brigatista. E penso che ciò sia dovuto ad una mancata capacita dei movimenti, quelli veri, di muoversi a livello mediatico, di creare delle strategie di “marketing” efficaci. Se le stesse cose le dice Grillo, tutti a firmare, me compreso. Tutto ciò è sbagliato, perché Grillo è un comico. Non ha un retroterra politico serio, e non ha nemmeno un’idea da portare avanti. Non ha un progetto in senso olistico. E non ha nemmeno un’utopia. Grillo è la risposta semplice per l’uomo semplice. Per questo è populista. Per questo, penso di aver fatto bene a firmare, ma non mi sento assolutamente parte del movimento di Grillo. Per questo penso che se i movimenti, quelli veri, avessero la capacità comunicativa che ha il blog del comico genovese, saremmo molto più avanti, nelle iniziative e nelle iniziative di legge. Ma, giustamente, i movimenti veri, lavorano su un altro piano. Lavorano sulla cultura. Propongono azioni articolate, cambiamenti dei singoli stili di vita in una direzione precisa. Anche in quel caso non sono del tutto d’accordo. Ma ne colgo un aspetto molto più intelligente e molto più efficace che non le azioni di Grillo. Le quali mi sembra lascino il tempo che trovano, e ripeto servano a rispondere ad un disagio diffuso, in maniera troppo semplice però. Com’è semplice la reazione che avrebbero i seguaci di grillo leggendo queste righe. Che io sono quello che critica e basta, che Grillo ha ragione, che lui fa qualcosa di concreto e le cose le dice. Si ok. Quindi? Cosa cambia? Ripeto: cosa hai imparato di nuovo, tu che leggi il Suo blog, sul senso della vita? In che cosa ti ha illuminato? Quale nuova consapevolezza hai acquisito? Dov’era Grillo, quando un suo ben più illustre conterraneo cantava di “lingue allenate a battere il tamburo”? Questo è il piano su cui fare politica, oggi, secondo me. Non organizzare giornate del vaffanculo. Fare ciò vuol dire essere come Calderoli che vuole fare la giornata del maiale, o come Bossi che tira fuori i fucili. O come Borghezio che si fa arrestare a Bruxelles. Si chiama populismo. Si chiama demagogia. E non serve a niente. Se non all’egocentrismo di chi la usa; se non all’aumento del consenso a breve termine. Se non al potere costituito, e costituente. Se non a riempire piazze e palazzetti. A lungo termine non serve a niente. Se non a farci fregare ancora di più. Ho parlato. Ma meglio di me ha parlato Luttazzi qui. postato da: buldra | 15:05
| commenti (16) AUTOMATIC GEAR Puntouno: “le va bene una passat con cambio automatico?” “beh, non ne avete un’altra? Io non ho mai guidato con il cambio automatico….” “non si preoccupi, e facilissimo” Fino a domani guiderò una Volkswagen Passat familiare, nera, con il cambio automatico, appunto. nel tragitto dalla concessionaria al mio ufficio mi è sembrato di essere al volante di uno strano veicolo ibrido: un incrocio tra un cacca F-14, un autobus di linea e un carro funebre. Stasera mi lancio in autostrada e vedo se riesco a decollare. Puntodue: sono giunte a noi dallo spazio profondo, attraverso Puntotre: perché nessuno mi ha detto che “funeral” degli Arcade Fire è un disco così bello? Perché nessuno mi ha detto che gli Arcade Fire sono la band più brava attualmente in circolazione? Devo sempre essere l’ultimo a sapere le cose? Non vedo l’ora di “procurarmi” il successivo “neon bible”. Che bello. Puntoquattro: ho un fotolog, molto 1.0, qui.
postato da: buldra | 17:50
| commenti (7) DEADCOFFEE L’industria discografica come siamo abituati a conoscerla è in agonia. Sta morendo. Il moloch, panacea di tutte le nostre ambizioni di giovani musicisti teen-ager non esisterà più, è questione di giorni, mesi, forse anni, ma non importa. Ciò che importa è che, qui ed ora, non esiste più un’industria in grado di produrre musica e venderla, con un margine di profitto sufficiente per produrne dell’altra. È finita. La musica come forma d’arte è libera, per sua natura. La possibilità di renderla riproducibile, in forma di esecuzione esteticamente dotata di un senso, ha permesso la nascita di un’industria moderna, ma non ne ha corrotto la volatilità. La possibilità di contare, archiviare, e scrivere la musica, ha permesso l’esistenza delle associazioni per i diritti d’autore. Nulla, tuttavia, impedisce a nessuno di fischiettare Karma Police dei Radiohead per strada, tranne forse un colpo d’arma da fuoco sparato dritto in faccia. Nessuno ci impediva di duplicare le cassette dei Depeche Mode, quando avevamo quindici anni; così come ora, niente può impedire ad un quindicenne mediamente sveglio di procurarsi tutta la musica che vuole, gratis, attraverso la rete. postato da: buldra | 17:29
| commenti (5) LA POLVERIERA Ieri ho provato ad immaginare cosa sarebbe il mondo senza Bin Laden, senza che le torri gemelle fossero state attaccate, e mi è venuta l’ansia. Non so perché, mi è salita una strana inquietudine, come se pensare un mondo senza terrorismo, fosse in realtà immaginare un mondo molto più difficile da digerire. Il presente, senza la guerra al terrore, sarebbe davvero inquietante. Una generazione di neo.trentenni precari, di mutui che non si riescono a pagare, di benzina a 1,3 euro (2500 lire), di inquinamento fuori controllo, di televisione sempre più a pagamento, di individui sempre più isolati e sempre più on-line ma sempre meno on the street. Una fottuta polveriera, insomma. Poi provo a pensare a cosa sarebbe l’Islam, a cosa sarebbero i paesi musulmani, senza Bin laden. E la cosa è ancora più inquietante. Paesi poveri, guidati da politici despoti e corrotti, popoli la cui qualità della vita viene tenuta bassa, viene sacrificata sull’altare della ricchezza e del potere di pochi. Gli stessi che fanno affari coi nemici dell’Islam. Un’altra polveriera.
Il mondo, senza Bin Laden e senza Al Qaeda, sarebbe migliore. Per tutti. Tranne che per chi ci governa. Perché dovrebbe cominciare a spiegarci un sacco do cose. E in fretta anche. Che la miccia delle due polveriere, senza Bin Laden che ci piscia sopra, brucerebbe molto, molto più in fretta. Allah è grande. Ma anche un paio di milioni di pesone incazzate nere non scherzano. postato da: buldra | 18:50
| commenti (7) I GIORNI DEGLI ATTACCANTI #1 Qui si comincia a capire di che morte morire insomma.
Ciao Davide, Si’, ho ascoltato il cd e devo dirti che ho notato una produzione buona e d uno stile comunque particolare. Io tengo una scheda dei demo che ascolto e avevo tenuto in evidenza il tuo, perche’ ho trovato delle note positive, purtroppo pero’ non ho trovato dei brani che mi abbiano particolarmente colpito. Di conseguenza, al momento non ci sono i margini per una pubblicazione con (nome di una etichetta major qualsiasi). Ti invito pero’, se ti va, ad inviarmi nuovo materiale, se dovessi averlo. Grazie Tale responso conferma l’opinione che ho avuto da un altro “introdotto” nell’ambiente major, nemmeno un’ora fa per telefono. Solo che quest’ultimo mi richiamerà, e sentirò che cosa c’ha da propormi. Io sono fiducioso. Per un sacco di motivi. Primo fra tutti perché lo sapevo benissimo di non aver reso digeribili le mie canzoni, semplicemente perché non ne sono in grado, ed in seconda battuta non ho nemmeno le risorse economiche per farlo. Quindi bene. Perché ho soddisfatto la mia necessità di mettere in ordine le mie canzoni come volevo io, e quando volevo io, che proprio più di così non potevo aspettare. Ed ancora bene, perché le occasioni che avevo lasciato perdere per scelta qualche mese fa, quando ho deciso di fare tutto da solo, si ripresentano tali e quali. Ancora meglio, perché adesso, se dovessi decidere di dedicarmi anima e corpo alla musica, vorrà dire che avrò avuto un’offerta ancora più allettante, ancora più impossibile. In definitiva, ciò che era un sogno, ora è stato declassato a semplice possibilità. E come tale deve guadagnarsi il privilegio della scelta. Mica male per uno che qualche anno fa per ritrovarsi in una situazione del genere avrebbe mandato a monte una vita intera. Sogni, ambizione, ossessione. Mai mescolare i primi due con l’ultima. Meglio cambiare sogno. Avere trent’anni suonati, a volte, è davvero edificante. E assai comodo. So kiss my ass. postato da: buldra | 15:49
| commenti (15) RACCOLTA PUNTI Il weekend a punti: One: la sempre fantastica Apple ha rinnovato la linea dei prodotti iPod. Inutile dirvi che stanno volando nella mia testa le imprecazioni più svariate, vista la mia scarsa disponibilità economica. Two: tale scarsezza è dovuta principalmente al fatto che ora scorrazzo in giro il mio culo con una bella Golf millenove turbodiesel nuova, che devo dire la verità, dopo Three: la scarsezza economica è dovuta anche al fatto che ho dovuto procurarmi un garage, dove mettere la macchina nuova. Four: rinnovo il mio invito a godervi il video dei Canadians, qui. Five: da stasera, per tutto il weekend, sarò al mittico Fosbury Festival. Stasera mi sparerò gli Artemoltobuffa dell’ottimo Muffato con chitarre supercool made in Bredariol; e mi sparerò pure i Public dell’ex Northpole Paolo Beraldo, ma anche dell’ex Valentinadorme Paolo Carraro. Domani sera, poi, grande stretta al cuore con il debutto del NANO. Spero di non tradire l’emozione. Six: al Fosbury Festival ci sarà anche il banchetto della zia Bea. E credo che questa sia la cosa più importante di tutto il festival. Seven: sto aspettando di sapere che fine farà il disco di Buldra, e ciò mi provoca un bel po’ di ansia mattutina, alimentata dalla visione notturna della seconda serie di Battlestar Galactica, ma anche di Dexter. Eight: buon weekend. Ci vediamo lunes.
postato da: buldra | 14:17
| commenti (11) SUMMER TEENAGE DREAMS [sometimes they come true] Diosanto! Un po’ di tempo fa ero al Vinile di Bassano e Venusia mi presentò un tale, mi sembrava si chiamasse Max qualchecosa…..insomma non spiccicò parola. Lui è questo qui. E suona il basso (ma non solo) con questi qui. Si chiamano Canadians, e per chi non lo sapesse stanno per superare Esattamente un anno fa suonavano al Fosbury Festival. Ora i Canadians hanno un video su MTV. E direi che se lo meritano. Visto che la canzone in oggetto mi ha trapanato i neuroni da quando Max me l’ha mandata via mail prima di tutto questo. Non so cosa dire di più. Il video è qui:
postato da: buldra | 18:03
| commenti (5) MI CONSENTA, ANZI: MI CONCEDA La ragazza, trovata a letto col deputato Mele dell’UdC, pare sia incinta. Lo ha dichiarato ad una canvention a cui era stata invitata.
Qui i dettagli. Ciò che sconvolge il sottoscritto tuttavia non è la notizia in se, quanto il registro dell’articolo qui sopra citato. Mi sta bene che il TGCOM sia praticamente “Studio Aperto” in versione internet, mi va bene anche impostare una testata giornalistica sullo stile “strillone” con titoli sensazionalistici, ad effetto ed usando termini forti. Ma non posso fare a meno di inorridire quando leggo: “Per l'ex deputato dell'Udc, che a fine luglio si è concesso un festino a tre, a base di sesso e cocaina”. Cioè, “si è concesso”? L’uso di tale costrutto linguistico presuppone, semanticamente, l’accettazione delle pratiche che ci si “concede” appunto, nonché la loro connotazione in chiave positiva. Ci si concede una pennichella, una pausa caffè, una birra, una serata al ristorante. Ci si concede qualcosa che normalmente non si fa, ma che si vorrebbe fare. Adesso il limite a ciò che ci si può concedere, a quanto pare, si è spostato molto in là. Ci si può concedere una bella serata a base di cocaina e sesso a pagamento. Bene. Mi fa piacere. Ma allora come mai, questi dell’UdC, se un ventenne si vuole concedere una serata a base di canne davanti alla TV magari guardandosi un bel film di Jodorowsky, impazziscono e evocano peccati capitali e comunità di recupero in stile Muccioli? Perché questi qui che si chiamano Cristiani Cattolici, che hanno le foto del Papa sulla scrivania si possono concedere coca e puttane, mentre io, che sono anarchico-individualista, nutro seri dubbi sull’utilità della Chiesa Cattolica, sono in peccato mortale….perchè io invece mi pongo serie domande, e cazzo mi do fottute serie risposte di cui sono fiero, prima di concedermi una serata di sesso a pagamento e cocaina? Cos’è, sono io il bigotto forse? No, non mi pare. Allora ho capito, sono meno furbo. Mi faccio tante pare per niente. Che finchè non ti prendono con le mani nella marmellata puoi fare quello che ti pare. Alla faccia della coerenza. Che schifo. La cultura del 2007 in Italia è quella del fai quello che vuoi, anche se quello che fai è il contrario di quello che esprimi, di quello che fai vedere di essere. La ricerca di una coerenza, di una sincerità tra ciò che si è e ciò che si fa non vale più un cazzo. Una volta, nemmeno troppo tempo fa, tale ricerca della coerenza e dell’equilibrio tra azione/comportamento e idee/valori si chiamava dignità. Dignità, appunto, che oggi, non vale proprio un cazzo. postato da: buldra | 15:34
| commenti (11) ANTIBIOTICO Ogni società ha il proprio pacchetto di valori, sui quali è basato il comportamento sociale accettato dei singoli individui che ne fanno parte; possiamo dire che i valori astratti vengono declinati nel quotidiano attraverso i comportamenti dei singoli individui, a loro volta regolati da norme che si ispirano a valori astratti. C’è un certo margine di azione, quindi, tra pratiche, usanze, tradizioni “vive” in una società e tra valori ad essa collegati. Facciamo un esempio: in Spagna esiste la possibilità per due persone omosessuali di sposarsi, tale norma che regola un comportamento sociale è stata creata applicando un valore della stessa società Spagnola, che è quello della non discriminazione e dell’uguaglianza tra gli individui di disporre liberamente della propria sessualità. La pratica del matrimonio gay, tuttavia, in Spagna non è affatto diffusa. Quindi possiamo dire che tra la pratica sociale del matrimonio e la necessità di una legge che lo regoli non c’è corrispondenza. In Spagna hanno fatto una legge che non serviva. Non era urgente. Ma la maggioranza degli spagnoli percepisce tale legge come una legge “giusta”, coerentemente con il proprio set di valori.
In questo senso, la società spagnola, si dimostra molto matura. Produce una norma che contempla la possibilità dell’unione amorosa di persone omosessuali parificata al matrimonio eterosessuale vero e proprio; nonostante la pratica del matrimonio omosessuale sia tutt’altro che frequente rispetto al totale delle coppie gay. Questo significa essere sicuri dei propri valori, di uguaglianza, ed essere maturi. Contemplare la libertà, confidando che tale libertà sia guidata da un senso di giustizia astratto. Tutto ciò è esattamente il contrario di ciò che avviene, normalmente, nei paesi a capitalismo avanzato, compresa l’Italia. In tali paesi c’è stato un cortocircuito pericoloso tra pratiche astratte e realtà percepita dai singoli individui. L’applicazione di valori sacrosanti come la libertà di espressione, la libertà di rappresentazione e la libertà di comunicazione, ha portato ad un abuso di retorica che ha a sua volta provocato un rigurgito conservatore piuttosto pericoloso. Mi spiego meglio: l’evoluzione dei valori verso una maggiore libertà dei costumi e del corpo stesso ha portato a strategie mediatiche sempre più spregiudicate, che fanno leva su istinti sempre più bassi e abbietti, che in realtà non corrispondono né alle pratiche né alla natura stessa dell’uomo. Ed è qui che l’atteggiamento bigotto, ipocrita e conservatore trova terreno fertile; giustificando leggi liberticide, e soffocando leggi che potrebbero migliorare la qualità della vita di tutti, come la liberalizzazione delle droghe leggere, l’eutanasia, l’aborto. Le leggi vanno fatte avendo fiducia nei valori. Le leggi devono contemplare la libertà di tutti, sicure della coscienza del singolo. Non possono risolvere i dubbi ed i problemi cancellandoli per divieto. La pena di morte non ha ridotto, mai, il numero di criminali. Una buona legge sull’aborto riduce il numero di aborti, e li controlla. Purtroppo la rappresentazione retorica della società ha superato la realtà stessa. Nessuno è più quello che è, siamo tutti quello che vorremmo essere. La TV non è la verità, ma purtroppo è la realtà percepita. Non credo che ci siano i margini per fermare tutto questo. I media costruiscono ciò che percepiamo, internet, la TV, SKY, LOST, Battlestar Galactica, costruiscono e costituiscono (reificandola) la nostra realtà. Una realtà distante dal reale. Una realtà manipolabile. Un antibiotico che tiene lontani i batteri cattivi, ma anche quelli buoni. E falcidia le difese immunitarie contro le dittature, ma soprattutto contro l’ottusità mentale. postato da: buldra | 19:09
| commenti (2) SANTO SUBITO Ho scoperto che la parola “amore”, in greco, si può tradurre in tre modi diversi: “eros” ovvero l’amore tra due persone, l’amore “privato” di una coppia, qualcosa di molto vicino al “sesso” insomma; “filos” ovvero l’amicizia, l’interesse, la fratellanza; ed infine ”agape” ovvero l’amore nella sua accezione più nobile. L’amore assoluto, quello cioè disinteressato, il dare senza il pretendere nulla in cambio. Questo è l’amore come lo intendo io.
Un amore proprio assoluto, che quando lo incontri ti supera come individuo, supera l’individualità, che supera l’egocentrismo (perfino il mio). Un amore che non ha genere, può essere per una donna, la propria donna, la propria moglie; può essere per i propri figli; può essere per i propri amici. Un amore che non ha sesso, non è eterosessuale, non è omosessuale, non è lesbico. Una roba che riempie insomma. Che va al di là della razionalità. Che bisogna essere davvero disposti a farsi investire quando arriva, farsi travolgere, farsi spazzare via. Perché è così, punto e basta. Tutto questo è uscito, più o meno tranne l’ultima parte che l’ho dedotta io, dalle labbra di un prete, durante la cerimonia di un matrimonio. Ora, la domanda mi sorge spontanea: perché per sentire certe cose uscire dalle corde vocali di un essere umano devo finire ad un matrimonio nella periferia di un paese del nordest? Perché non le sento piovere dal balcone di piazza San Pietro per esempio? Comunque, don Giorgio santo subito. Anche se non mi caga di pezza. Amen. ( ammazza oh, mò me metto pure a parlà bene dei preti…..quanto me so’nfrociato…) postato da: buldra | 17:08
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