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TRENTA E LODE Il mio prof. di diritto alla facoltà di Sociologia è un grande. Spero che lo ascoltino. Caro prof. sono proprio orgoglioso di lei! 16:35 Guzzetta chiede di incontrare Veltroni e Berlusconi Giovanni Guzzetta chiede un incontro a Berlusconi e Veltroni. Il presidente del Comitato referendario spiega la sua iniziativa "alla luce delle motivazioni con cui il Capo dello Stato ha affidato l'incarico al presidente Marini, e in considerazione del significato politico e costituzionale dell'iniziativa referendaria, riconosciuto dallo stesso Capo dello Stato". Ah…lo sempre saputo che era uno con le palle… postato da: buldra | 17:22
| commenti (4) Ma è davvero così semplice? Cioè, voglio dire, Baccini e Tabacci escono dal partito di Casini, e fondano “ Baccini ha dichiarato: Penso - ha detto intervenendo a Unomattina - che non possiamo far finta di nulla di fronte alla perdita di potere d'acquisto delle famiglie, di fronte alle imprese che soffrono, di fronte all'immondizia che affoga Napoli solo perché vogliamo vincere le elezioni Mah, io penso che in realtà Tabacci e Baccini stiano lavorando per garantirsi un paio di poltrone in parlamento, come al solito, con una nuova legge elettorale, per poi andare a bettere cassa al momento giusto. Vedremo. postato da: buldra | 10:58
| commenti (2) MADE IN TALY Di tutto lo sfacelo odierno non vado affatto fiero. Ma oggi non voglio fare il disfattista come al solito. Ma vorrei stimolare il vostro lato migliore. Eccovi quindi, alcuni esempi di persone italiane di cui vado davvero fiero. Delle queli posso “bullarmi” in giro per il mondo. Ripartiamo da qui, dall’arte e dalla personalità di queste favolose ed italiane persone. Signore e signori…. La voce di Mina: Le facce dell’unice vero Principe italiano, ovvero ToTò: Il maestro Pier Paolo Pasolini: Il presidente partigiano Sandro Pertini: Il poeta genovese Fabrizio De Andrè: L’attore Roberto Benigni: Ho scelto questi. Vorrei un’Italia fatta come loro. postato da: buldra | 15:06
| commenti (3) H|E|R|O A volte penso di avere i superpoteri, soprattutto da quando non fumo più e riesco a percepire gli odori a chilometri di distanza. Poi penso di avere non i superpoteri, ma i superdifetti, ma lo faccio solo per falsa modestia. Cioè ho talmente tanta stima di me stesso che non accetto nemmeno il fatto di essere un tantino, come dire, pieno di me stesso. Comunque la verità è che si tratta solo di una questione genetica, di DNA. Secondo la teoria evolutiva, ad ogni generazione dovrebbe corrispondere un micro-miglioramento rispetto a quella precedente. Ecco, io ho saltato un gradino. Cioè, sono meno evoluto. Mio nonno era del 1892, e mio padre del 1929. Ho saltato una generazione, sono meno evoluto, e quindi è per quello che non mi sento a mio agio in questo tempo. Non mi sento a mio agio perché ho scritto nel mio codice genetico, la seconda guerra mondiale a pagina 10, per esempio, mentre tutti voi figli di genitori degli anni 40-50, ce l’avete scritta a pagina 50, quando non a pagina 60. E con molti meno particolari. Voi per esempio non vi ricordate di quando vi sono entrate in casa le SS e vi hanno preso a forza il fratello demolendovi mezza casa; voi non vi ricordate di quando eravate obbligati e vestirvi da giovani Balilla in terza elementare; e non vi ricordate nemmeno i rifugi antiaerei in cui giocavate a carte sotto le bombe; non vi ricordate di certo di quando i tedeschi vi chiedevano di chi fossero i fucili che tenevate nascosti in casa; voi se andate a Montesole provate compassione e pena, io provo paura e terrore. Sono maledettamente vicino a quelle cose. Me le sento addosso. Si fermano, le trovo, le sento, sento le sensazioni lontane di un potere coercitivo ed arbitrario come una spada di damocle sopra la testa; sento dentro la mancanza, la privazione della libertà, l’imporsi prepotente di un unico pensiero sbagliato. Lo sento davvero. E non è una bella sensazione. In effetti, come dicevo, voi che siete evoluti tutto questo fardello non lo portate, questo peso non vi tocchi, o vi tocchi meno, più sbiadito, è un fardello per sentito dire, leggero. Ed è molto, molto meglio così C’è un però. Se un giorno tutto il Male tornasse, e lo farà, voi non ve ne accorgerete, e se vi dicessi che sta già tornando, voi non mi crederete, voi vestirete da Balilla i vostri figli e non ve ne accorgerete. Voi aprirete la porta alle SS, senza nemmeno capire il significato di quello che starete facendo. Siete evoluti. Io no. Io saprò che cosa fare. Ed userò i miei superpoteri. postato da: buldra | 16:32
| commenti (9) ADESSO SI' Sarò breve e conciso. Dopo una breve consultazione con me stesso, ed un pranzo politico con Don Morlin e il Nonno di mio Figlio; nonché forte del ricordo di quella bella persona quale è il prof. Guzzetta, bene, ho deliberato che l’unica cosa sensata da fare dalle pagine di questo blog, è quella di dare voce ai comitati referendari. La mia posizione politica, cioè, di fronte allo sfacelo di questi giorni, non si muove di un millimetro, continuo a considerare l’Italia un paese politicamente diversamente abile. Tuttavia come dice Benigni, quelli che continuano a ripetere “che va tutto male” sono di sicuro dei bischeri, ed è per questo che raccolgo l’unica speranza concreta per salvare lo stivale, ovvero quella di FARE IL REFERENDUM ELETTORALE. Quello che eliminerebbe definitivamente gentaglia come Mastella dal parlamento, quello che ha raccolto l’adesione di 820 mila italiani (compreso me), quello che hanno praticamente BLOCCATO, con questa crisi, perché gli fa PAURA. perfino l’orrido Fini, fino a ieri propugnatore del referendum, oggi si smarca e dice che lo si farà tra un anno. Io dico, per non consegnare il paese alla destra feroce ed orrida di Berlusconi, e per avere una legge elettorale decente, dico di votare subito per il referendum. Ed è per questo che riporto alcuni stralci dal blog dei referendari: Siamo stati i primi a additare la legge elettorale e l’insipienza della gran parte della classe politica come le cause dell’ingovernabilità. I fatti di questi giorni purtroppo ci danno ragione. Abbiamo 820.916 ragioni per dire che ci vuole il referendum. Ragioni tecniche, perché il referendum si può svolgere nella prima data utile senza pregiudicare né le elezioni - per chi ritiene che quella sia la soluzione naturale della crisi politica - né un governo per le grandi riforme, per chi ritiene che questa sia l’opzione migliore. Ragioni politiche, perché il Parlamento non è riuscito ad elaborare in due anni nemmeno uno straccio di proposta. Anzi le uniche soluzioni abbozzate (Bozza Bianco) vanno in direzione del tutto opposta a quella referendaria e promettono ancor più ingovernabilità. […] L’obiettivo mal celato che si nasconde dietro l’odierna crisi politica è proprio evitare il pronunciamento popolare, unico strumento capace di liberare il quadro politico da logiche ricattatorie e da mire individualistiche e favorire l’unificazione della rappresentanza in poche formazioni partitiche. […] Il referendum elettorale non sta avendo alcuno spazio in nessuna trasmissione, i suoi promotori non hanno spazio in nessun salotto televisivo, in nessuna trasmissione di approfondimento. Vi chiedo di fidarvi di Filter Tips, di dare un’occhiata a questi due siti: http://referendumelettorale.ilcannocchiale.it http://www.referendumelettorale.org
E di parlarne con più persone che potete, nei vostri blog, a casa, ovunque. Sarebbe bello votare il referendum, che vincesse il sì. E che solo poi si votasse. Non ora, con il paese in ginocchio….davanti a Berlusconi e alla sua cricca. Pensateci.
postato da: buldra | 14:18
| commenti (3) SALO' è dall'abisso di coloro che non godono ciò che godo io e soffrono i peggiori disagi che deriva il fascino di poter dire a se stessi "comunque io sono più felice di questa canaglia che si chiama popolo". Ovunque gli uomini siano uguali e non esista questa differenza nemmeno la felicità esisterà mai.(il Duca di Blangis, dal film “Salò o le 120 giornate di Sodomia” di Per Paolo Pasolini).
Io non sono un uomo pratico, nel risolvere i problemi tendo ad applicare principi e regole le più generali possibili, questo mi dona un’estrema flessibilità nei problemucci di tutti i giorni, ma mi crea anche un notevole carico di stress. In politica sarei un fallito, perché anteporrei agli interessi di chiunque, gli interessi di tutti; quindi in un paese come questo, politicamente, sarei buono solo come oratore, ma nella pratica del mercato dei voti risulterei solo d’impiccio. Non sono affatto un uomo pratico, però vengo dal sottoproletariato, e quindi sono un uomo poetico. Ieri sera, subito dopo la caduta del governo Prodi, ho guardato per la prima volta nella mia vita il film “Salò o le 120 giornate di Sodoma”, di Pier Paolo Pasolini. Mi sono rifugiato nel mio mondo, nella poesia, nella purezza; e quando la purezza è quella di Pasolini è splendido ritrovarsi al cospetto di una rappresentazione del Potere che si sovrappone esattamente alla realtà che viene percepita dal mio cuore. Il Potere che mangia la merda; perché al Potere serve la merda, si nutre della nostra merda, gode quando gli caghiamo in faccia. Perché il Potere, in questo, trae il maggior piacere possibile, sublimando la propria consapevolezza di poter disporre liberamente delle nostre vite, di poter decidere in ogni momento se tenerci in vita o farci sparire. La stessa assenza di pulsioni emotive che permettono ai gerarchi di Salò di banchettare con le feci, permette a loro stessi di non avere remore, rimorsi e scrupoli nell’applicare arbitrariamente la loro forza, il loro potere. Quale autorità morale possa avere una casta che gode mangiando la merda, e che ce la fa mangiare anche a noi, lo si può a stento immaginare. L’unica uccisione a freddo perpetrata dai potenti, nel film di Pasolini, viene riservata ad un giovane nudo, biondo ariano, colto in flagrante mentre fa l’amore con una serva. Costui ha il coraggio di stare in piedi dritto e di guardare negli occhi i gerarchi, e di alzare il pugno al cielo. Ebbene, freddato sul colpo a revolverate, esso è l’unica vittima che non viene seviziata, che non viene torturata, plagiata stuprata, che non viene inculata. Viene uccisa all’istante, in un impeto che non è rabbia da parte del Potere, bensì Paura. Paura del coraggio, paura della dignità, pura di un idea. Chi ha coraggio, chi antepone le idee a se stesso, non si può stuprare, non si può sottomettere, non si può vincere, non si può fare obbedire, non si può piegare. Si può solo uccidere a sangue freddo. Senza scalfire, però, nemmeno di un soffio la sua dignità, e l’idea che gli sopravviverà, sempre. postato da: buldra | 14:50
| commenti (2) LO SAPEVO
io vi avevo avvisati: dal sito di Repubblica 17:25 Russo Spena (Prc): "No coalizione Fini-Berlusconi-Veltroni" "Per evitare fraintendimenti in merito alle 'chiacchiere' fatte con i giornalisti fuori dall'aula in merito alla possibilità, ventilata da qualcuno, di un governo di coalizione Fini-Berlusconi-Veltroni, voglio precisare che per il Prc tale ipotesi non esiste e che siamo pronti ad avversarla in ogni modo". Il capogruppo Prc al Senato Giovanni Russo Spena specifica che "per il Prc, se Prodi non prenderà la fiducia stasera, la cosa più importante è realizzare la legge elettorale e che non ci sembra impossibile un governo istituzionale che duri il tempo di realizzarla". Allora, pronti per Ci risentiamo dopo le otto di stasera. postato da: buldra | 17:45
| commenti (3) LA FESTA DELLA COSTITUZIONE La Resistenza e il Movimento Studentesco sono le due uniche esperienze democratico-rivoluzionarie del popolo italiano. Intorno c'è silenzio e deserto: il qualunquismo, la degenerazione statalistica, le orrende tradizioni sabaude, borboniche, papaline. (Pasolini 21 settembre 1968) Una volta una ragazza inglese a cui scrissi all’indomani delle stragi di Londra, manifestandole la mia solidarietà e la mia ammirazione e affermando di come non fossi affatto contento della politica del mio paese, lei mi rispose, con mia sorpresa, che sì, noi italiani non siamo messi meglio di altri, ma però siamo passionali. Se fossimo passionali, forse, non dovremmo stare così tranquilli nelle nostre case e nei nostri uffici, credo, in questo momento di delirio italia. Invece ci restiamo. Perché siamo passionali, si, certo, ma davanti ad un buon piatto di spaghetti o di tortellini, e ad una buona bottiglia di vino. Ecco allora si che siamo passionali. La ragazza inglese non aveva colto questa piccola sfumatura. Il 28 novembre scorso, due mesi fa, scrissi da questo misero blog che il referendum elettorale cancella-partitini, sarebbe stato sabotato. E così sta avvenendo. Con mio sommo sbigottimento. Siamo pronti a sacrificare un governo intero per togliere dai coglioni un referendum. Andando ad elezioni in una situazione caotica. E’ un vero disastro, direi. Un melodrammone all’italiana di quelli fatti bene. Non si capisce niente, i politici non cambiano mai, sono sempre lì. Quelli che possiamo votare sono sempre gli stessi, demagoghi e populisti da una parte, vecchie cariatidi o prototipi di partito dall’altra, e sopra tutti l’ombra inquietante del Vaticano, di una classe di teodem clientelista e opportunista. Non ci sono anticorpi, ne buoni ne cattivi; non ci sono alternative, non ci sono movimenti, non ci sono terroristi. La gente è isolata, sola, disperata; attaccata al respiratore del Minimo Nulla, un respiratore per ciascuno, con il nostro nome e cognome. E ci fanno credere perfino di essercelo meritato quel Minimo Nulla. E che non ne vale la pena di provare a pensare ed agire insieme. Pasolini ha scritto: Quando un giovane, o un anziano molto aggiornato, accusando se stesso e gli altri – fino a ridursi alla disperazione e allo sciopero – dice che non c'è nulla da fare, che il sistema non può fatalmente non «mangiare» dice in realtà: io desidero essere mangiato, sparire. Io, e con questo rispondo a me stesso e a chi mi da del disfattista, io penso che il sistema DEBBA smettere di mangiare; penso che il sistema si possa cambiare; io non voglio essere mangiato, non voglio sparire. Ma finchè restiamo soli noi spariamo, ad uno ad uno. Io voglio essere ricordato, ma non come me stesso, ma come un tempo in cui almeno si è tentato di fare qualcosa, voglio che nei libri di storia, tra cinquanta anni, ci sia scritto che la mia generazione era una generazione responsabile, e che almeno provava ad essere responsabile e a farsi carico di cambiare qualcosa. non voglio che la mia generazione, tra cinquanta anni, venga ricordata come la prima generazione ad usare internet per chattare, non voglio la mia generazione ricordata per non essere mai esistita come tale, per non aver pensato la stessa cosa e per non aver nemmeno agito. Sono un idealista, passionale, certo, ma io non penso che non ci sia niente da fare. Non voglio pensarlo. Perché non voglio sparire. Per la prima volta ho paura, politicamente parlando, che ci attenda un futuro reazionario, guidato da una classe politica fascista, illiberale, corporativista, collusa con la mafia e pronta ad usare la Chiesa ed il Vaticano come retorica populista. Ho paura che ci sarà un governo che farà gli interessi propri e dei propri amici, tenendo immobile il Paese e facendo leggi filo-vaticane usando i mass media come cassa di risonanza per ottenere un consenso pavloviano e disperato da parte di una parte del paese. Io spero di sbagliarmi. Lo spero. Vedo nuove leggi sull’aborto, nuove leggi sul divorzio, nuove barriere all’immigrazione, vedo nuove censure e nuove cesure, vedo nomine pubbliche e militari clientelari. Vedo tutto quello che c’è gia. Ma moltiplicato per mille. Finché perdura il sistema che si combatte (nella specie, il sistema capitalistico) esso non va considerato il male, perché anche sotto di esso c'è la realtà, ossia Dio. Infatti la realtà è infinitamente più estesa del sistema, ma il sistema è infinitamente più esteso di noi: e quindi, come il sistema non coprirà mai tutta la vita, noi non potremo mai giungere ai confini del sistema e scavalcarlo. (Pasolini 3 settembre 1968) postato da: buldra | 15:19
| commenti DIE GROSSE KOALITION Non basta parlare per avere la coscienza a posto: noi abbiamo un limite, noi siamo dei politici e la cosa più appropriata e garantita che noi possiamo fare è di lasciare libero corso alla giustizia, è fare in modo che un giudice, finalmente un vero giudice, possa emettere il suo verdetto. (Aldo Moro) Mastella alle ultime elezioni ha preso l’1,4% dei voti, ora è inquisito, e nonostante ciò sta praticamente decidendo le sorti dell’intero governo. Il mio ex professore di diritto pubblico è il presidente del comitato per il referendum elettorale, si chiama Guzzetta, vi garantisco che è un uomo intelligentissimo, un bravo insegnante, una persona che mi ha fatto crescere intellettualmente. Se andassimo a votare per il referendum da lui promosso, ed approvato dalla Corte Costituzionale, e se vincesse il “SI”, i partiti come l’UDEUR sparirebbero. Pensateci, un parlamento senza Mastella. Tuttavia, se vincesse il “SI”, la torta parlamentare sarebbe troppo piccola per essere spartita a dovere tra tutti gli altri partiti, soprattutto tra tutti i “clienti” dei partiti. Troppe poche le poltrone. Chi prende più voti si prende la maggioranza; agli altri rimarrebbero troppo pochi favori da ricambiare, troppe poche le poltrone, il rischio di rivelare inciuci e nefandezze sarebbe troppo alto per la “casta”, come Se il Governo cade, il referendum non si fa più, se il Governo si salva la condizione per la sua salvezza saranno le riforme, tra le quali quella elettorale. Niente legge sul conflitto di interessi, niente legge sull’editoria, niente legge sul monopolio televisivo, niente riforma dell’università. Tra tutte le riforme, la più importante è quella elettorale. Perché la torta va spartita sempre uguale, i favori vanno ricambiati, le poltrone assegnate; perché quell’1,4% deve continuare a contare, e a comandare. Quindi niente referendum, togliamo la parola ai cittadini, togliamo la democrazia ed affidiamola ai miseri favori ed alle misere clientele, come sempre è stato. Lasciamo Grillo gridare invettive di vapore acqueo, e censuriamo l’intelligenza all’ortica Luttazziana; giriamo frittate gridando allo scandalo per la mancata visita papalina, quando in realtà lo schiaffo alla democrazia lo ha dato il vaticano, rifiutando le democratiche contestazioni. Lasciamo il belpaese alla mercè dei suoi stessi vizi, noi novelli anticorpi soffocati da mutui e contratti a termine, chiediamo la grazia al divino Mastella pestando i piedi al vicino di banco, nell’immensa chiesa di provincia quale è l’Italia. Intanto le persone intelligenti boccheggiano, le persone intelligenti diventano scomode, le leggi giuste rimangono nei cassetti sbagliati. Apposta. E’ tutto scritto. E’ tutto a posto. Veltroni presidente del consiglio, con l’appoggio di Berlusconi, in stile grosse-koalitzione; una bella abbuffata all’italiana. Ecco, il mio vecchio amico con il maggiolone arancione me lo aveva detto. Ed io l’avevo scritto. E ho paura che ci siamo andati vicini. Tarallucci e vino per tutti, quindi, anche per Mastella e Cuffaro. Per me tanto vino, grazie, che sia rosso, come il tramonto del sole di un patetico e sciatto avvenire. Chi dona la sua vita, la salva. (epitaffio sulla lapide di Mara Cagol) postato da: buldra | 17:13
| commenti (6) LETTERA APERTA
Cara Italia, ultimamente non mi piaci proprio, sei andata oltre le mie più nefaste aspettative; non ti comporti affatto bene, mi dai fastidio, e ti sopporto solo perché devo. Nel giro di una settimana è stato inquisito Mastella, un tuo ministro, ed è stato condannato per mafia Cuffaro, un governatore di una delle tue regioni; fra tutte forse la più bella e dannata: la Sicilia. Mastella è stato indagato, perché nominava cariche pubbliche di comodo, secondo un antico costume che tu non sei mai riuscita a scrollarti di dosso, Italia; e per questo non accetta di essere indagato, e attacca la tua magistratura, invece di tacere, ed un sacco di tuoi cittadini, Italia, di figli tuoi, protestano insieme a Mastella, perché trovano normale che un politico eserciti poteri che non dovrebbero competergli, si avvalga di consuetudini che tu Italia non ti sei mai preoccupata smettere, trovano normale che a capo di istituzioni pubbliche ci vadano i raccomandati dei politici, per nomina del divino senatore Mastella, e da esso il loro comportamento venga condizionato. Bene, cara Italia, io tutto questo non lo accetto, perché non è giusto. Non è giusto nei confronti di tutti i tuoi cittadini che hanno faticato per avere quello che hanno, che non hanno chiesto niente a nessuno, che hanno studiato, lavorato e sgobbato, senza essere favoriti da nessuno, magari per scelta hanno rifiutato di fare favori ai politici di turno, o di farsi tessere di qualsivoglia partito. Ecco, nel nome di queste persone io dico che Mastella si merita di essere indagato, Italia, e di essere giudicato; e se verrà giudicato colpevole, si merita di scontare la pena, senza favoritismi e senza sconti. Nel nome del tuo Popolo. Cara Italia, il governatore della Sicilia, Cuffaro è stato condannato a 5 anni per favoreggiamento semplice alla Mafia, e nonostante ciò non si dimette dalla carica che ricopre, e viene difeso da gente come Casini, e si permette di dire che la sentenza ha dimostrato che lui è pulito. Bene cara Italia, io penso che uno che viene condannato per mafia tanto pulito non sia, e che dovrebbe essere, per legge, destituito dalla carica che ricopre. Che sia un infame, e che dovrebbe ritirarsi dalla vita pubblica, con molta vergogna. Cara Italia, in sostanza, non mi piaci affatto. Sei un ricettacolo di malcostume, sei una malafemmena sciatta per la quale non vale neppure più versare una lacrima, non sei più dolce come lo zucchero, ma dolciastra come il profumo di una vecchia battona che non vuol smettere di far le marchette e si crede una gran signora. Cambia mestiere Italia, cresci, ti prego, torna ad essere la mamma sorridente, libera e morbida che ci ha cresciuto da bambini. Ti prego Italia, alza i tacchi dal marciapiede. Sono stanco di vederti fottere ed inculare per qualche centesimo dalla peggiore feccia, godendo compiaciuta. postato da: buldra | 15:16
| commenti (9) CHARLIE FA SURF Bene, alleggeriamo l’atmosfera, che è meglio. E facciamolo con qualche frivolezza da intrattenimento. frivolezza_1: ho ascoltato il singolo nuovo dei Baustelle, si intitola “charlie fa surf”, ed è un singolo perfetto. Bianconi è un maledetto maestro. L’immanginario musicale Baustelliano non cambia di una virgola, sia chiaro, ma il testo è bellissimo, la melodia ti inchioda, e poi il verso: “programmo la mia drum machine e suono la chiatarra elettrica: vi spacco il culo!” E’ geniale, quando l’ho sentito mi è venuta un extrasistole e ho pensato “si!” finalmente qualcuno che con quattro parole coglie il punto di una scena musicale in rovina da autocompiacimento. Personalmente, poi, dei luoghi comuni che caratterizzano Charlie elencati nella canzone ho collezionato quasi tutto, comprese le pastiglie di paroxetina. Singolo perfetto. Ascoltatelo qui, via inkiostro. frivolezza_2: Apple spariglia il mercato dei mini-notebook, ovvero gli ultra-portatili usati dai manager. E’ arrivato il macbookAir. Inutile dire che è un gioiello tecnologico. Talmente sottile che sta in una busta, e si può connettere wireless a qualsiasi cosa accesa nel raggio di quindici metri. Compresi lettori ottici di PC. frivolezza_3: io e Venusia siamo andati al cinema, a vedere un film libanese, che si chiama Caramel. E’ un film stupendo, una commedia d’amore, non parla di guerra e disegna una Beirut sfavillante di vita e di belle donne. E poi la protagonista-regista-sceneggiatrice, trentenne, è decisamente la figa più figa del mondo. Ecco a voi Nadine Labaki. Viva il Libano.
postato da: buldra | 16:42
| commenti (6) AMEN #2 Mi trovo nella scomoda posizione di dover nuovamente parlare della visita papale, annullata, all’Università La Sapienza. Sia chiaro fin da subito che non godo affatto del fatto che una persona abbia rinunciato ad un invito tanto prestigioso; tuttavia trovo deragliante e sconcertante la ridda di reazioni, tutte contro studenti e professori ribelli, e tutte solidali con il pontefice. Tutto ciò è drammatico, e mi fa paura. Tutti stanno dalla parte del vaticano, da Prodi a Napolitano e Mussi; per non parlare della destra infame con la bava alla bocca. Ho paura, perché non vedo e non sento parole intelligenti, opinioni personali o commenti sensati. Non sento proferire concetti che facciano appello a valori che stiano al di fuori dell’arena retorica e populista che ormai ingabbia la politica italiota. Tutto questo non mi piace affatto.
Il dissenso è l’anima della democrazia, ed il dialogo è lo strumento per trarre da esso i frutti migliori e più utili per tutti. Questi due semplici concetti collegati tra loro sono ormai andati, letteralmente, a puttane. Il dissenso non è più tollerato, ed il dialogo è abiurato nel nome di quegli stessi valori che MAI devono essere messi in discussione. E’ proprio così, sposati con un buon senso di facciata, i politici italiani lanciati con le loro auto blu sulle strade di un fascismo di nuova generazione portano a battere sul marciapiede del populismo (novelli papponi) concetti sempre appetibili come uguaglianza, dissenso, libertà e democrazia. Li riducono in schiavitù, la schiavitù della retorica populista, e li prostituiscono dai media generalisti e di massa. Educandoci a puttanieri delle libertà. Chi mette in vetrina il programma politico migliore? Chi fa più bella figura nel salotto televisivo? Chi usa i termini più coloriti? Sono queste le domande a cui rispondere per ottenere più voti. Penso che il Papa abbia sbagliato a non andare a La Sapienza, soprattutto per le motivazioni “di immagine” ed “opportunità”. Il suo rifiuto suona come “non vengo perché c’è qualcuno che mi contesta e allora non si conviene ad un pontefice”. Ma caro Ratzinger, è proprio qui, in queste manifestazioni di dissenso che c’è il seme migliore per far germogliare il dialogo; di tutti i terreni sui quali puoi inciampare Tu, quello del dissenso è il migliore per far crescere il dialogo e far prevalere l’umanità sopra la barbarie. Ed invece no, non si conviene ad un pontefice sporcarsi le vesti affrontando il dissenso di Professori e studenti. Se tu fossi andato, Ratzinger, ti assicuro che nel mio pensiero si sarebbe fatto largo, tra la folla che fosse accorsa per vederti, un Buldra immaginario a cercare di toccarti il mantello, anche strisciando. Perché io credo. Credo in un Dio, perchè credo nel dialogo e nella diversità. Invece non sei andato. Hai preferito il tifo da stadio, a casa tua, delle tue legioni di cadetti studenti universitari di Comunione e Liberazione. Mi dispiace. Altri pontefici, al posto tuo, sarebbero andati. E’ strano, avere un’idea e delle convinzioni è ormai equivalente allo scegliere un esercito. Il non farlo significa diventare pericoloso. Terrorista. postato da: buldra | 18:21
| commenti (4) AMEN ''All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto piu' fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto'' Joseph Ratzinger, 15 marzo 1990 17 anni e due mesi dopo: Il Papa è stato invitato all’inaugurazione dell’anno accademico all’Università Sono ormai un trentenne, e come tale non posso essere del tutto d’accordo con una così netta presa di posizione contraria alla visita Papale, sono ormai un trentenne e non posso non cogliere la sottile vena strumentale a cui si presta l’invito all’inaugurazione vaticana da parte delle forze politiche di quest’italietta piccola e brutta. Tuttavia, la responsabilità di tale clima, di tale astio, non si deve cercare da nessuna altra parte che nello stile pontificio dello stesso Ratzinger; uno stile reazionario, revisionista, medievale e cupo; un papato che continua a sbagliare nei modi e nei tempi i suoi interventi, usando toni troppo simili ad affermazioni assolutiste, toni che si colorano troppo spesso dei colori dell’estremismo cattolico, toni e semantica che non lasciano spazio a nessuna interpretazione, e a nessun buon senso. Discorsi e prediche che non lasciano niente a Cesare di ciò che ad esso spetta, come perfino Cristo vorrebbe. All’inizio pensavo che quelle di Ratzinger fossero semplice “gaffes”, che dovesse solo aggiustare il tiro, che fosse rimasto ai tempi in cui era a capo della Congregazione per la Dottrina, invece più passa il tempo e più continua ad entrare a gamba tesa su qualsiasi argomento politico italiano. Questo non è accettabile. Lo ripeto, perché sia chiaro, non è accettabile che uno capo di stato non italiano faccia politica attiva nel mio paese. Da chi è stato eletto? Che cosa vuole? Perché? Per quale motivo? Siamo ormai all’assurdo, e vi faccio un paio di esempi: non appena la moratoria sulla pena di morte è passata all’ONU per merito dell’Italia (unica cosa sensata che abbiamo fatto negli ultimi 10 anni), il Vaticano invece che complimentarsi per aver ottenuto un risultato tanto alto e tanto lodevole, subito chiede che sia fatta la stessa cosa per l’aborto. E non solo, si tira dietro pure Ferrara e mezza maggioranza, tutti pronti a “rivedere” la legge 194. Poi ieri, assurdità delle assurdità, parlando di Galileo costretto ad abiurare le proprie tesi, altrimenti lo avrebbero carbonizzato, il TG2 dichiara:”Galileo non aveva prove sufficienti, a quel tempo, per dimostrare che la terra girasse intorno al sole, e quindi se avesse divulgato il proprio pensiero in forma di ipotesi tutta la questione non si sarebbe nemmeno sollevata”. Un TG nazionale, dunque, difende la geocentricità dell’universo in diretta dentro tutti i salotti italiani, in totale spregio della Storia e di qualche centinaio di anni di scienza. Io sono sconvolto. Travolto e deragliato. Ma vi rendete conto il potere educativo che hanno tali messaggi nei confronti della gente? Cioè qui, in Italia, si insegna dal pulpito della televisione di Stato che Galileo aveva torto! Ma siamo impazziti? Ecco, è per queste ragioni, che il mio cuore è con gli studenti di Roma, de La Sapienza, che non vogliono Ratzinger nelle aule dell’università; il mio cuore è con i professori che hanno sollevato dubbi e perplessità sulla visita del pastore tedesco; ed il mio cuore, in buona fede, è senza astio e senza censura verso nessuno. Una visita papale di QUESTO papa, in QUESTO momento, in QUESTO paese, è fuori luogo completamente. Qualcuno lo spieghi in Vaticano allo staff del Ratzinger. No all’oscurantismo, no all’estremismo religioso, no al revisionismo. Siamo uomini liberi, in terra ed in coscienza; diamo a Cesare ciò che spetta a Cesare e a Dio ciò che spetta a Dio come diceva il Cappellone che tramutava in vino l’acqua.…per quanto riguarda il Vaticano, invece, se cominciasse a pagare l’ICI come tutti sarebbe un buon inizio. Amen.
Aggiornamento: ratzinger ha annullato la visita. Giusto o sbagliato? Via con il televoto! postato da: buldra | 17:23
| commenti (8) DESPERATE HOUSEBULDRA Ho passato l’intero weekend a vedere appartamenti e case in vendita con Venusia e la cosa comincia davvero a darmi alla testa, infatti Venusia ieri sera se ne è accorta. Ho visionato appena 17 case e non capisco più niente; cioè alcune certezze si sono sgretolate come castelli di sabbia sulla battigia, altri dubbi invece si sono trasformati in certezze irrinunciabili. Per esempio, all’inizio dell’avventura immobiliare buldresca mettevo al primo posto la vicinanza del posto in cui andremo a vivere con la città più vicina, ovvero Treviso. Tutto ciò è andato a farsi benedire quando per due volte, quelli dell’agenzia immobiliare, mi hanno portato in un paesello sperduto a dieci chilometri dalla metropoli, poco servito dai mezzi ed assolutamente anonimo. In tale paesello, per ben due volte, mi hanno fatto vedere delle case stupende in bio-edilizia travature e rifiniture iper fiche; che ti affacci alla finestra e ti sembra di essere in un posto bellissimo, selvaggio e quieto. Una figata insomma. Ma siamo comunque completamente fuori mano. Poi, per quanto riguarda dubbi tramutati in certezze, da subito ho avuto il dubbio cucina separata-angolo cottura, e dopo aver visto certi spazi-giorno striminziti con la presa lavatrice nel corridoio per guadagnare uno spazio che non c’è, adesso o mi danno una zona giorno di Insomma, siamo appena all’inizio, e già sono letteralmente soverchiato dalle informazioni e dalle indecisioni, in puro stile buldresco; aggravate dal discorso “casa come investimento”, per cui vai con i ragionamenti sulla vendibilità futura a breve o lungo termine dell’immobile o sulla possibilità in un futuro di affittarlo. Se parlo con qualcuno di tutto ciò, inoltre il tutto assume i contorni grotteschi delle speculazioni da bar. Ecco. Insomma. Fermo restando il fatto che con i soldi con cui a Trento ti compri un due stanze, in veneto ti compri un castello con fossato e pesci piranha in omaggio. Meno male che io e Venusia siamo d’accordo su che cosa sul concetto di “casa” nel sennso del termine che in ingelese si tradurrebbe “home” insomma. Quella l’abbiamo trovata, e ci piace un casino. Infondo per la “house” è inutile menarsela troppo. Certo che il paesello sperduto sarà pure lontano dalla città però… per i meno anglofoni: Home= casa, famiglia, vita famigliare, casa natale House=abitazione, edificio, dimora
postato da: buldra | 16:46
| commenti (2) THYSSENKRUPP Sono un operaio della Thyssenkrupp e dal giorno delle fiamme dormo un'ora per notte. Sono tornato in Calabria, nel paese dove sono nato, sperando di ritrovare un po' di pace dopo i cortei, i funerali, le telecamere sempre addosso. E invece mi ritrovo isterico perso, passo le giornate a letto o camminando per i monti cercando di capire quello che è successo. Anche noi sopravvissuti siamo vittime di quel rogo. Ero emigrato cinque anni fa da questo paesino in provincia di Reggio Calabria per non finire nei giri sbagliati, non volevo la Mercedes né la jacuzzi o fare le vacanze alla beauty farm. Volevo un lavoro onesto. Sono arrivato a Torino, un po' spaesato all'inizio ma poi sono stato assunto all Thyssenkrupp, ho affittato una casina carina che poco a poco ho migliorato, l'ho arredata con delle statuine, ho cominciato a fare teatro perché mica si può vivere di sola acciaieria. E invece questi maledetti ci hanno rubato quel poco di serenità che avevamo conquistato. Comincio a pensare che ho fatto male ad andarmene dalla Calabria, chi era partito molti anni prima di me era riuscito a farsi il mutuo e a comperarsi la casa, per non parlare di chi si è dato al malaffare e ha un sacco di soldi. Io col mio stipendio a malapena arrivo alla fine del mese ed è stato un miracolo se sono riuscito a comperarmi una macchinina usata. Ora che ci vogliono mettere in cassintegrazione ci daranno 600 euro in meno, come faremo a campare? In questi giorni penso ai compagni morti, avevano dei figli: perché non sono morto io al posto loro? Cosa avrei perso? Cinque ore prima dell'incendio c'ero io alla linea 5, se sono vivo devo trovare una ragione. Ho una rabbia dentro, specialmente contro chi ci dice: ma perché non protestavate per le condizioni di lavoro? E io rispondo che eravamo dei poveracci che dovevano portare a casa lo stipendio, ognuno ha i suoi conti da pagare a fine mese. E poi quale lavoro avrei dovuto cercare con la mia terza media? Se avessi potuto avrei fatto il sindaco, ecco cosa rispondo. Io dico che la Thyssenkrupp non soltanto non aveva il diritto di ammazzare sette persone, ma non aveva nemmeno il diritto di farci vivere quello che abbiamo vissuto prima dell'incidente, le angherie dei capi che ci volevano in ginocchio, la cafonaggine dei manager che ci vedevano come bulloni da trasportare a Terni insieme ai macchinari, ci volevano servili come degli schiavi. La sera non rientravo a casa con il sentimento di aver guadgnato la giornata ma col veleno dentro, per come ci trattavano. E gli rispondevo, a quelli: «I miei genitori hanno faticato molto per farmi crescere, lei non può rivolgermi la parola in questo modo». Ma quelli della palazzina di fronte, come chiamo i capi, pensavano soltanto a non fermare il rullo. Quella era la priorità.E' una vita più amara di quanto mi potessi immaginare. Ora non so come sarà il mio futuro. Hanno tolto la dignità del lavoro alla classe operaia, hanno fatto delle leggi che daranno anche meno disoccupazione ma tolgono dignità perché sei continuamente ricattabile. Ci vogliono ricollocare in un'altra azienda ma a me la parola "azienda" fa paura perché non mi fido più di questo sistema, come potrei nuovamente lavorare in una fabbrica dove sono esposto continuamente al rischio di morire? Cambiando azienda non cambierebbe la mentalità dei padroni, che per ingordigia risparmiano sulla sicurezza e ci mandano al macello. Mi sento carne da macello. Per cinque anni non ero più Carlo ma un numero: 722775, il mio numero di matricola che spero di dimenticare al più presto. E allora penso che potrei tornare nella mia casetta di Torino, rivedere i miei amici, cercare un lavoro che non sia l'operaio. Ma ho 30 anni, devo cominciare a marciare veloce perché gli anni passano, vorrei comperarmi una casa e magari mettere su famiglia ma se questi sono gli stipendi sarà quasi impossibile. Lasciate a noi operai i funerali, i cortei, la fascia nera al braccio e le lampadine spente del Colosseo in ricordo degli operai morti. I politici non vengano, si mettano a lavorare per tirarci fuori da questa condizione. Questa è la loro unica missione, non dimenticarci. Prodi è venuto ai funerali, e va bene, sono venute le telecamere e i giornalisti, va tutto benissimo: ma il mestiere della politica non è commemorare i morti. E' passato quasi un mese e ancora non sappiamo se saremo in cassintegrazione, se torneremo a lavorare. E' passato quasi un mese e passo le giornate a mangiarmi il cervello pensando ai morti e al nostro futuro. Sono senza parole. Qui il link di riferimento. postato da: buldra | 13:13
| commenti (2) PRADZINGER Io sto per sposarmi, e sto per avere un figlio. Ve lo devo dire. E’ ora che io affronti quello che sono. E quello che “sono”, in questo preciso momento della mia vita, si sente ancora più oltraggiato dalle parole di Josip Ratzinger: Dichiarazione papale 1: difendere la famiglia da "attacchi e incomprensioni nei confronti di questa fondamentale realtà umana e sociale. Dichiarazione papale 2: il dolore degli 'invisibili', la disperazione di chi vive ai margini, ma anche le difficoltà di molte famiglie dove lo stipendio non basta ad arrivare alla fine del mese, dei giovani che devono misurare il loro sogno di sposarsi e avere dei figli con la realtà dei prezzi di una casa o con l'insufficienza dei servizi. Dichiarazione papale 3: l'aumento del costo della vita, in particolare i prezzi degli alloggi, le sacche persistenti di mancanza di lavoro, e anche i salari e le pensioni spesso inadeguati rendono davvero difficili le condizioni di vita di tante persone e famiglie. Dichiarazione papale 4: le pubbliche amministrazioni non assecondino attacchi "insistenti e minacciosi" contro l'istituzione della famiglia. La famiglia naturale, quale intima comunione di vita e d'amore, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, costituisce il luogo primario dell'umanizzazione della persona e della società, la culla della vita e dell'amore. Caro Ratzinger, per fortuna Dio ci ha dotato di organi riproduttivi “laici”, e quindi per fare bambini non occorre essere sposati, cattolici, eterosessuali e repressi. Per fortuna Dio ci ha dotato di un istinto alla riproduzione più forte delle parole di un Papa qualsiasi, per fortuna Dio ha reso la natura indipendente dalla dottrina della Fede. E soprattutto ha fatto dell’atto riproduttivo la più grande goduria esistente al mondo. Evidentemente, Dio, è un tipo in gamba, appunto essendo Dio. Dio, appunto, non certo tu, che hai bisogno di calzare le scarpe Prada per distinguerti da un prete di provincia. A proposito, a Piazza di Spagna a quanto le mettono le scarpe Prada? postato da: buldra | 18:12
| commenti (7) PROVE TECNICHE DI DEMOKRAZIA Daniele Luttazzi è stato cacciato da La7 perché ha offeso Giuliano Ferrara. Nella puntata successiva a quella incriminata, Daniele Luttazzi avrebbe recitato QUESTO monologo sulla Chiesa Cattolica Vaticana Romana. Eccovene alcuni stralci: “La separazione tra Stato e Chiesa, cioè fra reato e peccato, […] “Il giorno che venne eletto, dissi in teatro: “Hanno eletto il nuovo papa. È il cardinal Ratzinger. Subito condannato di nuovo Galileo”. Non mi sbagliavo. Dopo un mese Ratzi disse: “La risposta alla modernità è Cristo”. Io ho 46 anni, nella mia vita ho imparato una cosa: se la risposta è Cristo, la domanda è sbagliata. ... Ratzi attacca l’illuminismo, ma la Chiesa in 18 secoli non abolì la schiavitù, cosa che fece […] “Comunque: Adamo ed Eva mangiano la mela e Dio li caccia dal paradiso terrestre. Meno male che non ha scoperto cosa avevano fatto con le banane.” […] “Sapevate che Gesù aveva un fratello? Io l’ho letto anni fa sulla Settimana enigmistica e non l’ho più dimenticato. Dev’essere stata dura, avere Gesù come fratello. Vinci una gara di nuoto, lui cammina sulle acque. Sai fare un cocktail, lui trasforma l’acqua in vino. Fai ripartire un’auto in panne, lui resuscita Lazzaro. Ti viene l’herpes, lui muore crocifisso. Che palle!” […] Il testo integrale lo potete trovare QUI. Daniele Luttazzi è stato censurato con pretesti insussistenti, perché quello che fa, ovvero la satira, in Italia non si può più fare. Perché la satira fa ridere e fa pensare contemporaneamente, unisce l’utile al dilettevole. Nel mio paese, purtroppo, tutto ciò che è utile a formare un’opinione libera su qualsivoglia argomento, è PERICOLOSO. E quindi va censurato. Non conosco di persona Luttazzi, ma dalle opere del suo ingegno satirico e musicale non posso che trarne un’immagine di persona molto colta ed intelligente; certo discutibile scomoda, ma di sicuro utile, e soprattutto pensante in proprio, quindi libera. Dunque PERICOLOSA. Io mi sento libero, voglio continuare ad essere libero e voglio un mondo libero. Non posso che avere stima di Luttazzi. postato da: buldra | 15:44
| commenti (9) NUEVO non ho più un euro che sia uno, e la notte dormo poco, ho cartelle fotografiche digitali di case ed appartamenti nel mio Mac, guardo i telegiornali e le notizie mi attraversano perché non posso intervenire con la stessa efficacia dell’agenda-setting di regime, penso spesso a mio figlio, mi sposerò presto civilmente, mi commuovo per cose stupide, mi commuovo ancora di più al suono di qualsiasi accordo in minore, ho attacchi di emicrania, tornerò presto a suonare, penso troppo a troppe cose, penso spesso al mio futuro con Venusia, penso al suo carattere poderoso e ai suoi capelli che disegnano l’aria intorno a lei, penso spesso al mare, penso che penso troppo a troppe cose, penso alle situazioni più difficili che potrò affrontare, ho paura, poi questa paura svanisce in un secondo, penso alla chiesa e a come la chiesa stia fallendo, penso al mondo che vivrà mio figlio, penso a tutto questo, e non ho tempo, non ho più tempo per nutrire la tristezza, e la tristezza sta scomparendo, penso che sto vivendo e che sto andando avanti, penso che sia giusto così, e sono fiero di me stesso, mi sto scoprendo capace di fare tante cose, penso di essere lucido ma con quel grammo di pazzia che trasforma la lucidità in colore. Mi sento come nuovo. postato da: buldra | 18:30
| commenti (3) BRIDGE ogni cosa a suo tempo. ogni cosa ha il suo tempo. ieri mattina, nel dormiveglia, il momento in cui tutto è possibile nella mente, in cui il cervello è più libero di usare se stesso; ho avuto una visione: c’ero me stesso accovacciato all’inizio di un ponte lunghissimo. Era un ponte di ferro e cemento, molto robusto, che attraversava un fiume largo e placido. Ricordava da vicino il Tejo a Lisbona. Io ero appunto accovacciato con un barattolo di vernice arancione, intento a dipingere la struttura metallica del ponte. Avevo un barattolo ed un pennello. Ero lì per colorare quel colosso, sicuro di farcela, sicuro che fosse solo una questione di tempo. Ed è proprio così. Ogni cosa a suo tempo. Collegherò due sponde lontanissime; passerò da una riva all’altra e viceversa; perché è il mio compito. E’ quando avrò finito ammirerò il lavoro; e lo percorrerò a piedi. camminando, respirando, e guardando il mare. Con il vento tra i capelli. Ma c’è ancora tempo. Devo curare il prossimo colpo di pennello. ognI cosa ha il suo tempo. postato da: buldra | 15:32
| commenti (1) PRIMA DELLA TEMPESTA Mentre sto completando la mia personalissima trasformazione da potenziale rockstar a casalingo-colf tuttofare, ammiro con occhi da fanciullo il mondo che si dipana dalla televisione verso i miei neuroni; un mondo lontano e vicino allo stesso tempo, un mondo piacevolmente incorniciato dalla dolce nevicata caduta qui in città. Come un sottile strato di zucchero a velo, che come al solito mi diverte molto quando mi metto alla guida di automobili, senza catene e senza gomme da neve; e regolarmente per congiunzioni astrali che non oso nemmeno immaginare parcheggio sotto casa senza un graffio. Misteri della guida trentino-bolognese.
Guardo il mondo, dicevo, e provo tute le emozioni provabili in questo 2008 che si preannuncia storico. Uno dei paesi africani, il Kenya, sul quale ho posato piede seppur per poche ore, è del tutto nel caos. Un presidente che ha vinto coi brogli, un’opposizione che trucida la gente. Ed io provo rabbia e paura. Perché l’Africa che ho visto io è il posto più bello del mondo. E sto molto male nel vederlo stuprato in questo modo. Poi vedo il Pakistan, di una donna filo-occidentale, morta assassinata. E provo tristezza, perché ancora sento l’eco di manovre politiche alle spalle di povera gente, potenzialmente ricca, come i pachistani. Poi vedo il dollaro che non vale più nulla, e mi domando perché la benzina costa sempre di più se il dollaro vale sempre di meno. Poi vedo il prezzo del petrolio che sale e capisco. Anzi non capisco, o forse qualcosa capisco ma non voglio crederlo. Poi vedo Obama che vince le primarie in Iowa, e penso che sia una bellissima cosa, e spero che vinca anche tutte le primarie che gli restano. Ma penso anche che Obama rischia molto, che John Kennedy e suo fratello li hanno fatti fuori non molto tempo fa. Poi penso che, alla fine, mi sveglio tutti i giorni e ho sempre qualcosa da fare, anche se sono in ferie. Penso che una volta non sapevo fare tante cose che adesso mi riescono semplici. Quindi penso che, effettivamente, cambiare non è impossibile. Ed è inutile pensare alle conseguenze dei cambiamenti, prima che essi avvengano. Penso che l’importante sia coltivare se stessi, in modo tale da essere pronti ai cambiamenti, per viverli come si deve, sicuri della propria essenza. Come l’acqua adattarsi, e nel caso, diventare tempesta. postato da: buldra | 15:01
| commenti (1) 2K8 Buongiorno e buon anno!
Nel mondo dello spettacolo, prima di salire sul palco, come buon augurio ci si dice a vicenda: “Merda! Merda! Merda!”. Ebbene, io a mezzanotte ed un minuto, dopo aver adeguatamente stappato e tracannato dalla bottiglia, mi sono recato nel bagno di casa a produrre una delle evacuazioni corporali più memorabili della storia. Quindi, se la cacca porta bene, avrò un 2008 fenomenale. Buon anno a tutti, dunque. Soprattutto all’uomo di Caracas che mentre cagavo in bagno mi suonava la serenata fuori dalla porta. Sono scene che non si dimenticano… ![]() postato da: buldra | 15:49
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