|
|
F.U.N. Uno dei finesettimana più esilaranti della mia vita: : Venusia che mi ride in faccia mentre le faccio delle avances da vero marpionazzo, modello Gassmann/Mastroianni del terzo millennio, non sono più “er ghepardo” di una volta. : Un paio di occhiali spiaccicati sul selciato, con lo stampo delle ruote della macchina ancora sulla custodia. : Eurocobra2 alle prese con un branzino alla griglia, disperato, che sta per lasciarne nel piatto metà, totalmente incapace di “curarlo”. Per fortuna ci ha pensato : Io che sfinito dall’abuso di svariati tipo di bevande prima presento a tutti gli avventori del locale che conosco, prima Venusia, e poi chiaramente la pancia di Venusia, anzi il suo contenuto. : Il racconto della fineserata dei Eurocobra2 : Pas che torna dalle piste e si fa fare una camomilla. Esilarante. Davvero. Buona settimana. postato da: buldra | 14:24
| commenti TODO #2 Volete saperlo? Sono pieno di cose da fare, cose importanti. Cose uniche. E sono tutti pezzi di un mosaico, pezzi che sono bellissimi anche da soli, ma che messi insieme sono fatti esattamente l’uno per incastrarsi nell’altro, a comporre un tutto sfavillante. Il mio tutto. Il mio “todo”. Ed è tutto normale perché del tutto normale non è. E per questo è bellissimo.
Ho la sensazione, limpida, di essermi comunque realizzato. Di essere comunque arrivato con le mie forze da qualche parte nell’oceano. Anche se non ho fatto nulla, perché nulla del tutto non ho fatto. Anche se non ho realizzato tutti i sogni, perché qualche sogno l’ho realizzato. Ed è così, avvolto da questa sensazione di consapevolezza che oserei definire Pennchiana ( da Pennac lo scrittore ), che mi ritrovo a contornare le giornate frenetiche di questo periodo con cose tipo, scrivere e cantare un testo per una canzone, nella saletta del mio ex-gruppo, e scoprirne risultati inattesi. Pensare all’organizzazione di feste di metà aprile con mia madre. Ascoltare i dischi nuovi dei Notwist e dei Racounteurs. Ultimare le copertine e la confezione artigianale del mio disco. E pensare che tutto ciò è solo il contorno. Tutto normale, perché del tutto normale non è. Andasse come vorrei anche solo l’uno per cento, non importa. Prchè l’uno per cento, a volte, è il cento per cento. Non volevo tutto questo, sarebbe bastato anche meno, ma non mi accontento. Grazie. postato da: buldra | 22:28
| commenti (1) HOLY WAR A Trento c’è una moschea, si trova vicino a casa mia. E’ talmente piena di terroristi, e da talmente fastidio alla cittadinanza che io non me ne sono accorto se non qualche mese fa ( grazie a Venusia che ha l’abitudine di passeggiare per il quartiere). Ora la moschea non basta più a contenere tutti i terroristi, e quindi il Prete Collaborazionista Pacifista ha pensato bene di aizzare il popolo trentino alla raccolta fondi per la nuova Moschea Centro Del Male. Sono stati raccolti mille euro. Per fortuna il Vescovo Trentino ha fermato il famigerato Prete Collaborazionista, il quale tuttavia ha consegnato il finanziamento all’Asse del Male comunque. Fregandosene della popolazione Trentina. Meno male che a Matterello costruiranno una base militare nuova, così potremo difenderci dagli attacchi dei Talebani infiltrati nella Moschea del male dietro casa mia.
Non ci credete? E’ tutto scritto in prima pagina sul sito di repubblica. Ma non serve andare tanto lontani: mia madre, che almeno una volta all’anno se ne esce con qualche cosa di sorprendente, durante il pranzo pasquale ha affermato perentoriamente che il vecchio Prete del mio vecchio quartiere ( che non è lo stesso di cui sopra ), è stato mandato via perché voleva prestare la sala della parrocchia ai musulmani del quartiere vicino, che dovevano pregare in un garage. Quindi, dico io, alla popolazione trentina e italiana tutta: non vi preoccupate, dove non arrivano i gazebo delle Lega Nord, arriva il Vaticano, tranquilli. Adesso la sala parrocchiale non la lasciano nemmeno agli inquilini per farci le assemblee di condominio. Non vi preoccupate, stronzi di merda, non avrete rotture di balle, potrete tranquillamente marcire quotidianamente nel vostro “respét” di merda. Meno male che, una volta sposato, avrò ufficialmente una cognata musulmana, e mia figlia di conseguenza una cugina musulmana. A questo punto spero che, di questo passo, a qualcuno non venga la bella idea di deportarmi nel centro-europa a rendermi libero con qualche lavoretto particolare. Ma, un momento, forse a qualcuno ci sta già pensando: Daniela Santanchè, ore 14.01: Se fascista significa essere contro l'egemonia della sinistra e a favore della cacciata dall'Italia degli immigrati clandestini, allora lo sono, come papa Ratzinger e il cardinale Ruini. Mi auguro che, con lo stesso zelo con cui il vaticano si scaglia contro le moschee, abbia la bontà di replicare a questa merda. postato da: buldra | 16:54
| commenti (7) CONVERSION RATE Durante le festività pasquali ho distrattamente intravisto la messa celebrata da Ratzinger a San Pietro, ed altrettanto distrattamente mi è sembrato di intravedere un volto noto tra i neo-battezzati-convertiti. Tale volto noto era quello di Magdi Allam, un giornalista di origine egiziana, che in televisione ho sempre visto ovunque, ed ovunque lo vedessi faceva sempre la parte del musulmano buono. Talmente buono da sembrare troppo buono. Allam non mi è mai stato particolarmente simpatico, e non mi è mai sembrato particolarmente brillante nei suoi interventi. Mi sembra che abbia per lo più ricoperto un ruolo stereotipato ad uso e consumo dei salotti e dei dibattiti preconfezionati che infestano la televisione italiota. Mai un guizzo, mai una dichiarazione scomoda, mai uno scossone ai media da lui presieduti in modo tanto composto quanto insipido. Magdi Allam mi è sempre sembrato uno che, con la scusa di combattere il sistema dall’interno, in realtà non combattesse affatto, mi è sempre sembrato un giornalista di parte, troppo filo-occidentale per essere vero. Troppo filo occidentale per essere un rappresentante credibile della cultura islamica. Ed infatti non mi sbagliavo. E non mi sbagliavo nemmeno quando distrattamente guardavo la messa di Ratzinger, era proprio lui, Magdi Allam, che si convertiva e si faceva battezzare da Ratzinger in San Pietro. Chiaramente non mi permetto di giudicare la scelta personale di Allam, tanto meno il suo percorso religioso e i motivi sicuramente profondi della sua conversione. Ma ecco che non posso far a meno di pensare ai suoi interventi all’acqua di rose nei salotti televisivi, interventi sulla Palestina, sull’Iraq, sull’Afghanistan. Tutti interventi anti-islam, tutti interventi a favore di un islam moderato che dipingeva solo lui, che era un’astrazione del suo ego. Un ego che, dal punto di vista culturale, era già troppo vicino all’occidente per poter essere affidabile, reliable, come punto di vista “islamico”. Non posso nemmeno fare a meno di notare l’opportunità retorica di tale evento, e di come essa sia stata gestita ad arte dal vaticano. Poco clamore, ma casse di risonanza ben mirate, prima tra tutte una lettera di congratulazioni da parte di (niente popò di meno che) Giuliano Ferrara allo stesso Magdi Allam. Grande rilievo assumono, inoltre, i commenti dei periodici esteri, soprattutto arabi, i quali non hanno potuto fare a meno di sollevare la questione dell’opportunità di pubblicizzare in questo modo le “conversioni” dall’Islam al Cattolicesimo. Bene, io credo che dare anche il minimo risalto, ad un Papa Cattolico che converte un Musulmano Famoso, in un periodo in cui nel medio oriente muoiono centinaia di persone alla settimana in Iraq, in Afghanistan e soprattutto in Palestina sia fortemente controindicato dal punto di vista politico; sia veramente un voler spostare la questione del dialogo religioso e dell’integrazione su un piano di forza numerica francamente inaccettabile, laddove dovrebbe prevalere semmai la speculazione teologico-filosofica, quando non l’ecumenismo interreligioso. Invece no, dobbiamo ringraziare il vaticano per aver trasmesso in mondovisione la conversione di un musulmano. Adesso sicuramente le comunità islamiche di tutto lo stivale ci ameranno di più, i talebani non spareranno più agli americani, e gli iracheni cominceranno a non mettere più le bombe sul ciglio della strada. Io non inorridisco solo per rispetto ad un qualcosa che non so più nemmeno io cosa sia. Non so più dove sbattere Viviamo in un paese dove i preti vengono spostati dalle parrocchie perché dialogano con i musulmani del quartiere che chiedono spazi per le moschee; ed in primo piano alla televisione ci ritroviamo con un Papa che converte un giornalista musulmano, ed un ex-comunista obeso che si presenta alle elezioni politiche con una lista anti-abortista. Che bella la cultura occidentale. Quasi quasi mi converto a scientology… postato da: buldra | 17:19
| commenti (1) PRIMAVERA Bentornata primavera, speriamo che tu sia bella, che ti sappia mantenere tale. Cara primavera, che ci porterai alle elezioni, in questo belpaese che ormai è sempre più brutto, vecchio ed isterico. Bentornata in Tibet, dove quest’anno sembri più calda del solito, dove quest’anno finalmente se ne parla del Tibet, ma che c’è voluta una repressione e ci sono voluti i morti, novella primavera Tibetana come altre primavere europee. Bentornata, alla mia stagione preferita, dove finalmente la luce supera il buio fino a giugno, proprio fino al giorno in cui dovrei diventare padre, bentornata primavera di me stesso quindi, la stagione del cambiamento, della rinascita della vita che risorge, ed io che lo faccio con lei quest’anno più di tutti gli altri. Bentornata primavera, l’ottava del terzo millennio, che da quando è cominciato è sempre peggio, bentornata a stuzzicarci il naso e a bagnarci gli occhi, ci sei mancata. Bentornata primavera, amore mio che ogni anno si rinnova, bentornata, ti aspettavo, attendevo la tua gioia, il tuo spazzare via la polvere dell’inverno con un colpo di scirocco, la sicurezza di aver superato il freddo. Primavera, bentornata, sempre uguale, sempre nuova, ogni anno ci incontriamo dentro qualcosa di diverso, quest’anno ti ho incontrata presto perché quest’anno sei dappertutto. Bentornata primavera mia, era da molto tempo che non eri così bella. postato da: buldra | 13:42
| commenti (5) TRENTINITY [l'è tut entorno a ti] Questa mattina, come spesso accade ultimamente, sono entrato nel solito bar per fare colazione, e come sempre ho afferrato il quotidiano locale (ora tutto a colori !!!), per mantenermi informato sugli accadimenti salienti della mia città. Mentre leggevo avidamente i nomi dei candidati alle elezioni si affaccia nel mio campo visivo sinistro un uomo di mezza età che sbircia il giornale che stavo leggendo. Mi accorgo immediatamente che stava controllando la pagina dei necrologi, e in quel momento devo aver fatto la faccia stupita tanto è vero che il gentile signore esclama:
“ah, el me scuse” ed io: “..no, no si figuri, è solo che mi sembrava una pagina un po’ infelice….” “eh, l’è i necrologi…no li leze elo i morti?” “hem…veramente no…” A quel punto si mette a chiacchierare con un’altra avventrice del bar, ed io finisco la mia brioche alla marmellata. Mentre finisco anche di leggere quello che mi interessa sento il solito signor Felicità che, dopo aver preso in mano il quotidiano locale della concorrenza, discute con l’amica “varda sta putèla così zovena….beh, dài sta qua enveze la gaveva setantaun ani…” A quel punto chiudo il giornale e glielo porgo sorridendo “prego, ho finito…” “ah, beh, grazie eh…ma che po’ tanto mi lezo solo i morti….” Io pago, esco. E una volta di più non capisco: ma questi fan sul serio? Si divertono a leggere i necrologi? Oppure forse gli è morto qualcuno? Qualcuno che conoscono alla lontana? Ma è un argomento così cruciale il parlare di morti? Magari vedi se è morto qualcuno che conosci, certo, ma poi ci rimani male no? Ma come è morto? Ma quanto giovane era? Ma di cosa è morto? E il funerale? E cosa c’è scritto sul necrologio? Davvero, dopo trentaquattro anni di vita in trentino non ho mai capito questo interesse morboso per la morte; che c’è solo qui in maniera così forte. Saranno le montagne, il senso di solitudine e precarietà di un territorio difficile….ma dio santo, leggere per prima cosa la mattina, una mattina di sole, gli annuci mortuari! E’ davvero troppo! E’ morboso e deviato, è triste e malato. E’ davvero troppo, troppo trentino. postato da: buldra | 15:39
| commenti (6) DOMUS BULDRAE
Ma soprattutto E la veranda pompeiana per le sbronze e i berbeque con gli amici. Home. Sweet. Home. postato da: buldra | 18:06
| commenti (2) UNA VITA AL MASSIMO Una vita al massimo. Così potrei chiamare il momento che sto vivendo. Mi sento pieno di cose da fare, ho un po’ paura, e a volte credo che verrò sopraffatto da tutto. Ma so che non è così. E ne sono felice. Sto letteralmente costruendo qualcosa di nuovo, sto letteralmente per iniziare un nuovo capitolo della mia vita, i preparativi fervono, ed io con loro. Non male, davvero. Questo weekend, per esempio, siamo andati a trovare Eurocobra, il quale è diventato padre da 11 giorni di una piccola creatura splendida. Il mio caro amico mi ha illuminato sulla tecniche del cambio pannolini, e dell’igiene intima dei poppanti. Io continuavo a pensare che, tra poco, avrò per le mani anche io un affare del genere, e mi è sembrato letteralmente incredibile. Ma veramente incredibile, mi è quasi venuto il panico, cioè dovrò accudire una vita nuova, una creatura nuova una roba che c’ha metà del mio DNA e sarà femmina! Mio dio! Tutto ciò per dirvi che comincio sto cominciando a farmi un’idea delle notti insonni che mi attendono, ed è proprio questo che mi spaventa, ho avuto la percezione di quanto poco dormiremo io e Venusia. L’allenamento che ho fatto suonando in giro e dormendo pochissimo per il rock’n’roll mi servirà di sicuro. Per il resto, posso garantirvi, che i bambini neonati sono uno spettacolo fenomenale, che quando ho tenuto in braccio Eh, insomma, sono tutto agitato ecco. E oggi devo pure chiudere l’affare della casa. Perché, ossitocina o no, dovrò pure metterci un tetto sulla testa della mia piccola no? E se non è il massimo questo… postato da: buldra | 14:51
| commenti (4) MAJOR AGONY Poco tempo fa i Nine Inch Nails, dopo essersi liberati del contratto con la loro etichetta “MAJOR”, hanno pubblicato un disco strumentale monumentale, solo in download dal loro sito, con varie forme di pagamento a seconda delle versioni del prodotto. Da “gratis” fino a 300 dollari. Ecco i risultati, analizzati mirabilmente del blog “rockonomics”. 1,6 milioni di Dollari in una settimana 800.000 download complessivi, tra quelli gratis e a pagamento. Questo il bilancio, ad una settimana dall’uscita di Ghost I-IV il nuovo album (strumentale) dei Nine Inch Nails. Per un totale di 1,6 milioni di Dollari di ricavi. Che finiranno (quasi tutti) direttamente in tasca di Trent Reznor e soci, che quel disco l’hanno concepito, suonato, prodotto, distribuito. Due calcoli veloci. Fossero stati sotto contratto con una major, i Nine Inch Nails avrebbero dovuto vendere circa 320.000 copie in una settimana (cosa già difficile in sè, ancora di più se si considera che è un album strumentale), ipotizzando un guadagno di 5 Dollari su ogni cd venduto al prezzo standard di 18 Euro (cosa altrettanto difficile, visto che è un album quadruplo). Solo qualche anno fa sarebbe sembrato semplicemente pazzesco, ma ora è quasi ovvio che un simile progetto discografico potesse aver successo solo in questo modo, utilizzando un canale di relazione diretta tra band e fan, diversificando l’offerta e segmentando la clientela potenziale. Nessuna major, anche aumentando i costi di dieci volte (e assumendosi rischi dieci volte maggiori) avrebbe potuto, con la sua strategia standardizzata di vendita, ottenere un risultato simile. Anticipi milionari, distribuzione fisica, un elefantiaco ufficio stampa, videoclip in heavy rotation. Tutto inutile. E’ cambiata la funzione di produzione e di generazione del valore. Sono mutati i fattori di produzione. C’è poco da fare. Questa è l’evidenza che appare quasi inconfutabile e che le case discografiche dovrebbero mandare a memoria, magari appendendo un bel cartello nella loro sede, sopra la macchinetta del caffè. Poi dovrebbero andare in libreria e comprare questo. Parla delle nuove organizzazioni a “stella marina”, strutturate per unità operative indipendenti, che si contrappongono alle organizzazioni “ragno” standardizzate e gerarchiche. Quelle unità operative indipendenti sono le band come i Radiohead e i Nine Inch Nails, ormai in grado di trovare sul mercato le funzioni che un tempo rendevano indispensabile un’etichetta discografica e di combattere sul suo terreno il fenomeno del file sharing. Alle etichette - grandi o piccole che siano - non rimane che una strada: copiarle. In fondo, non tutti i musicisti hanno voglia di fare gli imprenditori.
Tutto ciò è bellissimo, io che ho mandato a memoria tutti i nomi delle major, che ho letto per anni i nomi dei produttori, ho seguito dibattiti infiniti su cosa sia “mainstream” e cosa fosse “underground”; che ho elaborato la mia personalissima teoria dell’ “indie rock”; che sono stato avvicinato da produttori più o meno bene intenzionati, e che per qualche assurdo motivo ho sputtanato le poche occasioni che avevo di entrare nel music-bisness; adesso vedo tutto questo. Ebbene sì, godo tantissimo. Ma soprattutto, forse, ne è davvero valsa la pena di sputtanarle quelle occasioni. Ma forse il punto è un altro, ed è che qualcosa che era rimasto immutato per decine di anni, ora sta cambiando nel giro di poche stagioni. E a me i cambiamenti mi fanno godere tantissimo, da sempre. Che muoiano le major, e con loro gli artisti che se lo meritano. Ormai il mercato com’era e come lo si pensava solo qualche anno fa, è un anacronismo, e sta ammuffendo inesorabilmente. postato da: buldra | 15:07
| commenti (2) BLUZERO Ieri ho riscoperto un vecchio disco, del 1999, che era caduto nel mio personalissimo dimenticatoio. Trattasi di “zero” dei Bluvertigo. E’ un disco che, a suo tempo, giudicai piuttosto ostico e auto-referenziale. Oggi lo giudico molto meglio, per quegli anni era decisamente avanti, soprattutto dal punto di vista timbrico. I suoni sono esageratamente sintetici, le chitarre sono tutte processate al computer e passate attraverso un lo-fi-fuzz marcatamente digitale. In più la qualità sonora è cristallina, l’incastrarsi delle frequenze tra i vari strumenti sembra davvero pensata a tavolino. Ogni brano ha un arrangiamento ritmico molto complesso, una sovrapposizione di strumenti iperbolica, ma tuttavia si sente tutto distintamente, si riescono a percepire i singoli suoni in maniera netta ed inconfutabile. I timpani sono continuamente stimolati da frequenze altissime, da attacchi compressissimi assolutamente privi di code, da fruscii, note squillanti e dinamiche pieno-vuoto repentine. Un disco assolutamente all’avanguardia che con il tempo ha guadagnato qual buon gusto che nove anni fa sembrava invece sconfinare nel kitch, nella sperimentazione fine a se stessa. Invece no. Zero, dei Bluvertigo, può considerasi una pietra miliare. Le strutture della canzoni sono, inoltre, davvero belle, gli arrangiamenti curatissimi e niente affatto banali. Una bella ri-scoperta, dunque. Poi tagliare in due il nordest, lungo il Piave, sentandosi cantare “sempre sul bordo, affogo solo se non tocco il fondo”, è un’esperienza da fare. Sono come sono. Sono. Come. Suono.
postato da: buldra | 15:33
| commenti (4) BULDRA TELEFONO CASA Oggi tenterò di concludere un piccolo affare immobiliare. Quale auspicio migliore, da buon ex metallaro, se non mettere qui sotto “House of fire” del grandissimo Alice Cooper? Eccolo a voi, da notare il chitarrista durante l’assolo che sfonda il pavimento, una vera chicca. Building a house of fire baby, building it with the love, we are building a house of fire every time we touch. Inarrivabile. postato da: buldra | 14:20
| commenti (2) BULDRA FA SURF Girovagando per la rete mi sono reso conto che il disco dei Baustelle da me osannato, ha provocato tra alcuni dei blogger musicali più autorevoli, un ondata di amre-odio che sconfina più nell’odio che nell’amore. In effetti, tra tutti i commenti al disco (compreso il mio), nessuno ha, a mio avviso, colto la portata accusatoria di “amen” nel suo insieme. Si, perché alla fine si tratta di un disco di accusa, che mette sul banco degli imputati la nostra generazione, quella nata nei settanta, e la condanna senza appello. Una condanna inappellabile, ed ineccepibile. Bianconi dipinge la società in cui viviamo come un posto fondamentalmente privo di passioni, di sentimenti veri, di persone vere. Dipinge gli abitanti di tale società come individui apatici, distaccati, costruiti, individui “medi” che si accontentano e basta. Individui che non sacrificano il Nintendo per scendere in strada e sporcarsi le mani, per parlare. Individui che “Siamo eleganti e sereni. Siamo avvocati rispettabili. E ci inchiniamo al denaro come te”. Una generazione totalmente precaria che si dedica alla playstation invece che all’aggregazione sociale. Una generazione che ha perso, che ha voluto perdere, e che lo sa, che si sente in colpa. E che, quindi, quando qualcuno glielo fa notare, anche attraverso un disco e dei testi crudi come quelli di “amen”, si irrita, si arrampica sugli specchi, accampa scuse. Secondo me il disco dei Baustelle è un grandissimo e favoloso lavoro di rappresentazione critica della generazione “x”. Tutti conosciamo la storia di Alfredino, tutti sappiamo che persone sono Cossiga, Forlani, tutti sappiamo delle BR, tutti sappiamo della NATO di Baghdad, tutti noi siamo Charlie cresciuti che fanno surf. Senza tendere all’infinito, senza darci al giardinaggio dei fiori del male. Ma soprattutto troppo pochi di noi hanno fatto l’amore uniti contro il mondo. Troppo pochi. Tutti impegnati in problemi esistenziali che ci attanagliano, perché forse siamo troppo ripiegati su niu stessi, evitiamo metterci in gioco davvero, perché siamo attaccati alle scatolette di tonno, all’indie-rock, o a qualcos’altro. Senza immaginare che, mettersi in gioco, non signifa pardere la propria identità, anche se magari si perde qualcos’altro. E quando si tratta davvero di “agire” noi, TUTTI, cerchiamo sempre la via alternativa, che ci costa meno dal punto di vista dell’impegno in prima persona. Ecco, è questo atteggiamento che, pezzettino dopo pezzettino, ha distrutto la coscienza sociale, ha addomesticato le masse, ha anestetizzato i cervelli di Charlie. Sarebbe splendido. Amare veramente. Riuscire a farcela. E non pentirsi mai. Non è impossibile pensare un altro mondo. Durante notti di paura e di dolore. Assomigliare a lucertole nel sole. Amare come Dio. Usarne le parole. Sarebbe comodo. Andarsene per sempre. Andarsene da qui. Andarsene così. Ma forse sono solo io, che surfando per i cazzi miei, penso di avere qualche stupida verità in tasca, forse sono solo io ha provare il vomito ogni volta che vedo frignare i concorrenti di Amici di Maria de Filippi; forse sono solo io che rischio il collasso tutte le volte che parlo di politica con i miei parenti; forse sono solo io che sento i discorsi pappagallo della gente al supermercato; sono solo io che colgo il Male che avanza. E che non vedo nessuno in grado di fermarlo; che da solo non posso fare niente. E che non ho voglia di organizzare niente, perché devo comprare casa, con il mutuo. postato da: buldra | 12:13
| commenti (8) ESPANA 2008 Madrid: Josè Luis Zapatero non solo vince le elezioni ma amplia la sua maggioranza in Parlamento: “Governerò per tutti, ma soprattutto per coloro che non hanno tutto, per far diventare realtà le aspirazioni delle donne”. Roma: Ciarrapico, candidato al Senato della Repubblica Italiana, con il PDL di Berlusconi: “Io con Silvio ma resto sempre fascista. Il fascismo mi ha dato sofferenze e gioie. Mai rinnegato, mai confuso, mai intorpidita la mente da pensieri sconclusionati e antistorici.” Bonaiuti, portavoce del PDL: “Siamo stufi di loro, di una sinistra che dà giudizi sugli altri. Alla sua presunta superiorità morale non crede più nessuno. E' ora che la smettano.” Come potete leggere, il confronto tra i due paesi è alquanto impari. Non c’è niente da fare, gli Spagnoli c’hanno gli anticorpi più freschi dei nostri. A noi prima ci han lasciato illudere di poter coltivare i nostri anticorpi, poi hanno usato l’antibiorico, ed infine ci hanno tenuto in coma farmaceutico per tutto il secondo dopoguerra. Ecco i risultati. Tra qualche anno diranno che i treni che portavano ad Auschwitz in italia non partirono mai. E non ci sarà nemmeno un ventenne o un trentenne che si indignerà. Nemmeno uno, D'altronde, quanti di noi sanno della pulizia etnica delle camice nere a Trieste? Pochi, troppo pochi. Quanti di noi trentenni metteno sullo stesso piano i Repubblichini e i Partigiani? Tanti, troppi, e tra poco TUTTI. Bene, vi do una notizia, io ho bene chiaro nella testa la differenza tra una persona democratica ed un fascista; tra un vero uomo ed una camicia nera; tra un vigliacco ed un eroe; tra un duce ed un leader. Spero di rimanere lucido. postato da: buldra | 14:12
| commenti UOMINI LIBERI Quello che segue è il commiato dall’attività lavorativa ( leggasi andare in pensione ), di una delle persone più in gamba che io conosca, nonché mio collega di lavoro. Uno che ha fatto la lotta, quella vera, nelle piazze e nelle vie, militando in Lotta Continua prima e nella CGL poi. Una persona molto speciale, un padre di famiglia, un atleta, un compagno, ma soprattutto un uomo libero. Uno che tuttora lo puoi trovare mescolato ai ragazzi del centro sociale Bruno, lo puoi vedere non più di qualche settimana fa bloccato da tre agenti della Digos mentre tenta di far sentire la propria voce al presidente Napolitano in visita all’Università. Uno che corre la maratona in tre ore e qualcosa, uno che definitivamente sa vivere. Quello che segue è la lettera di commiato dopo 24 anni di servizio, una lettera che mi ha emozionato, e che dovrebbe insegnare parecchie cose a quelli come noi, una lettera che rivela quanto la società ed il mondo del lavoro sia cambiato. Uno volta i nuovi assunti li “accoglievano” ufficialmente. A me quando mi hanno assunto mi hanno fatto aspettare nel giroscale per due ore…ed era solo l’inizio. Comunque, grazie mille Antonio. Anche per i manifesti originali che mi hai regalato e che campeggiano a casa mia. Grazie. Buona Vita. Care compagne e compagni di vita e di lotta, amici e amiche,colleghi e colleghe. l'11 marzo è il mio ultimo giorno di lavoro di una ininterrotta permanenza in via Belenzani 12. Vi scrivo perchè non amo i saluti cerimoniosi fatti di panini tartine e vino; non amo neppure i saluti di circostanza perchè puzzano di curiosità benevola o clandestina dell'ultimo arrivato; neanche la pacca sulle spalle di chi pontifica il tuo futuro o esprime cazzate dell'ultima ora; e..., non posso permettermelo (includere tutti sarebbe costoso, escludere qualcuno, anche), dunque, scelgo la via più semplice,la meno emozionante,la più benevola al distacco: questa! Esco a testa alta senza turbamenti, conscio di aver dato molto all'Università in tutti i settori in cui mi sono cimentato: professionale,amministrativo,sindacale,culturale,sportivo e umano; di non essermi mai negato ai bisogni di chicchessia, di non aver mai accettato privilegi e posizioni di comodo, di aver ostinatamente lottato per la dignità, contro l'ingiustizia,il clientelismo,le discriminazioni e i favoreggiamenti in tutti i campi (anche in quello sindacale), ho ricevuto quanto basta. Sono arrivato inaspettatamente da Treviso,il 1° novembre Sono passati tanti anni, intensi e ricchi,l'Università non abita più solo in via Belenzani n.12, è ovunque...mi è scappata di mano e io sono stanco di rincorrerla.... Esco definitivamente chiudendo il portone alle mie spalle. Quello che lascio dentro è il "vostro" futuro che non conosco. Il mio è altrove. In un territorio senza portoni, vasto quanto la mia speranza e la mia immaginazione : quella di rendere più abitabile questa terra. Il problema è planetario ma ci riguarda: il terrorismo dei disperati e la guerra perpetua dei potenti, è un preavviso di ciò che può avvenire e quasi di sicuro avverà, in un crescendo che forse risparmierà quelli che oggi sono adulti. Lascio a tutti voi questa mia riflessione e, a "Chi" mi è vicino per età un invito a fare di più,ad avere più coraggio e onestà di guardare oltre il proprio tornaconto - che il più delle volte è una vana e logorante ricerca di gloria - e sentirsi - ogni tanto - "figli di ciò che non vediamo". A "Chi" è più giovane invece il coraggio di essere se stessi, di non vendersi,di essere non solo spettatori ma protagonisti di un mondo che ha ancora meraviglie e risorse, ma che nel contempo vede minacciata la sua esistenza. A "Chi" mi ha lasciato anzitempo,il mesto ricordo di un respiro - che interrompa il chiasso e la vita frenetica del di quà per entrare in comunicazione con il mistero del di là - unito alla preghiera dell'eterno riposo - che rattrista ma consola, nell'apparente vicinanza di un lutto passato, che interroga e a volte angoscia ma tranquilizza, nella rassegnazione di quello che è avvenuto: Piera, Paolo, Giulietto, Alessandra, Marco, Francesco...e poi, Fabio Ferrari(coriaceo e indomabile Rettore), Vittorio Staudacher(grande chirurgo e romantico Presidente)... e, una particolare vicinanza per Franco, che da quasi 4 anni, lotta e resiste ancora ostinatamente in un letto della Casa di riposo di Pergine e chiede, invoca, senza avere diritti e voce, con lo sguardo di chi vuole vivere, un'altro sguardo, un'altra voce, che penetri il silenzio e diradi la nebbia che lo avvolge. Termino con l'universalità dell'8 marzo e ricordandone il dramma e l'eroismo di quelle donne che si sono sacrificate per i diritti di tutti, bacio la "donna che sento "mia". Un po Eva peccatrice e un po Madonna immacolata,La ringrazio di rendere così amabile la terra, di essere madre devota, assistente e moglie paziente, infermiera di vecchi e malati. Di rendere più leggera la giornata, di sciogliere con lo sguardo nodi muscolari e psichici nella semplicità di una camicetta mezza aperta,una tuta,un saio,un sorriso che nasce dalla poesia di un fiore, nella incessante primavera,anche temporalesca dei sentimenti. A TUTTI, un augurio di liberazione e di umanizzazione che è conquista della piena responsabilità individuale e collettiva e un arrivederci in altri luoghi. Un grazie e un abbraccio sincero.
Antonio Marchi postato da: buldra | 12:13
| commenti (2) MAI DIRE DOPOFESTIVAL Quest’anno il festival ha fatto abbastanza schifo. Ma il dopofestival era davvero impedibile, con Elio e le Storie tese che reinterpretava i brani in gara. Momenti che passeranno alla sotia: Il rifacimento dei Sonora: Elio e le Storie Tese che rifanno “Figaro”: “figa qua figa là”, su rai1 (!!!!) dal palco dell’Ariston!
In Italia c’è ancora della genuina genialità. postato da: buldra | 18:20
| commenti (4) SEMANA uno| fate qualcosa per la striscia di Gaza! Mio Dio! non ce la faccio a vedere scene del genere, non ce la faccio proprio. dos| abbiamo preso visione della quinta puntata della quarta serie di LOST. Siamo ancora scioccati. Desmond nuovo eroe generazionale, insieme al sempre più stimato Sayd Jarrah. La migliore puntata di tutte e quattro le serie. Trovatevi tutti una costante al più presto. Io ne ho già una. tres| Venusia, io, e cuatro| il festival di Sanremo affonda, e con lui tutta la discografia italiana. Non sarò di certo io a lanciargli il salvagente. Lo lascio fare a Frankie High-nrg e a Federico Zampagliene. Se avete visto il dopofestival qualche giorno fa saprete di sicuro il perché. E saprete di sicuro di quanto siamo caduti in basso. cinco| venerdì sera ho cucinato le polpette definitive. Veramente buonissime, con le patate lesse saltate e la mortadella nell’impasto. Una libidine. seis| ieri sera, invece, grazie a Giovanni, abbiamo cucinato il Kamut, un cereale egiziano, l’abbiamo fatto con le zucchine e la cipolla e con un po’ di formaggio grana. Una bontà anche quello. siete| mi hanno fregato il cellulare. Ma in compenso la SIAE mi ha riconosciuto 46 euro di diritti d’autore. Per una canzone suonata dal vivo su radio2 regionale. ocho| se faccio toc-toc sulla pancia di Venuisa, da dentro mia figlia mi risponde. Salti di gioia ovviamente. Brava piccola! Brava! Questa settimana le faremo ascoltare Mozart. Ma anche i Nouvelle Vague, e i Sigur Ròs. postato da: buldra | 12:18
| commenti (17) |