Licenza Creative Commons



Add to Technorati Favorites



Powered by FeedBurner





PRIMA DELLA TEMPESTA
venerdì, gennaio 04, 2008

Mentre sto completando la mia personalissima trasformazione da potenziale rockstar a casalingo-colf tuttofare, ammiro con occhi da fanciullo il mondo che si dipana dalla televisione verso i miei neuroni; un mondo lontano e vicino allo stesso tempo, un mondo piacevolmente incorniciato dalla dolce nevicata caduta qui in città. Come un sottile strato di zucchero a velo, che come al solito mi diverte molto quando mi metto alla guida di automobili, senza catene e senza gomme da neve; e regolarmente per congiunzioni astrali che non oso nemmeno immaginare parcheggio sotto casa senza un graffio. Misteri della guida trentino-bolognese.
Guardo il mondo, dicevo, e provo tute le emozioni provabili in questo 2008 che si preannuncia storico. Uno dei paesi africani, il Kenya, sul quale ho posato piede seppur per poche ore, è del tutto nel caos. Un presidente che ha vinto coi brogli, un’opposizione che trucida la gente. Ed io provo rabbia e paura. Perché l’Africa che ho visto io è il posto più bello del mondo. E sto molto male nel vederlo stuprato in questo modo.
Poi vedo il Pakistan, di una donna filo-occidentale, morta assassinata. E provo tristezza, perché ancora sento l’eco di manovre politiche alle spalle di povera gente, potenzialmente ricca, come i pachistani.
Poi vedo il dollaro che non vale più nulla, e mi domando perché la benzina costa sempre di più se il dollaro vale sempre di meno. Poi vedo il prezzo del petrolio che sale e capisco. Anzi non capisco, o forse qualcosa capisco ma non voglio crederlo.
Poi vedo Obama che vince le primarie in Iowa, e penso che sia una bellissima cosa, e spero che vinca anche tutte le primarie che gli restano. Ma penso anche che Obama rischia molto, che John Kennedy e suo fratello li hanno fatti fuori non molto tempo fa.
Poi penso che, alla fine, mi sveglio tutti i giorni e ho sempre qualcosa da fare, anche se sono in ferie. Penso che una volta non sapevo fare tante cose che adesso mi riescono semplici. Quindi penso che, effettivamente, cambiare non è impossibile. Ed è inutile pensare alle conseguenze dei cambiamenti, prima che essi avvengano. Penso che l’importante sia coltivare se stessi, in modo tale da essere pronti ai cambiamenti, per viverli come si deve, sicuri della propria essenza. Come l’acqua adattarsi, e nel caso, diventare tempesta.

postato da: buldra | 15:01 | commenti (1)